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- Fertilità: esporsi al sole fa bene
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Se Sso è Meglio! I problemi della sessualità e dell'affettività dei giovani
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- La cannabis prima dei 15 anni danneggia il cervello
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La vita sana in gioventù protegge il cuore
Per mantenere oltre i quarant'anni una buona salute dell'apparato cardiocircolatorio è importante aver avuto una gioventù sana, oltre alla necessaria attenzione all'alimentazione corretta e alla giusta attività fisica: questa la conclusione di uno studio della Northwestern University di Chicago. I ricercatori americani hanno studiato i dati di oltre vent'anni di Cardia (Coronary Artery Risk Development in Young Adults) study, dai quali è emerso che il rischio cardiovascolare diminuisce nelle persone che hanno avuto una giovinezza senza eccessi: massa corporea fra 18,5 e 25 (quella dei normopeso), alimentazione sana, attività fisica regolare, niente fumo, poco alcol. Il 60% di chi da giovane ha seguito uno stile di vita sano ha un basso profilo di rischio cardiovascolare, mentre solo meno del 5% di quelli che hanno avuto una gioventù non sana possono sperare in un rischio altrettanto basso. La Società Italiana di Cardiologia già da anni è impegnata fra i giovani e nelle scuole in campagne per la prevenzione; spiega Francesco Fedele, past president Sic e ordinario di Cardiologia presso La Sapienza – Università di Roma: «Condurre una vita sana fin da giovani fa diminuire i processi degenerativi del cuore; ci sarà meno colesterolo, pressione più bassa e meno placche aterosclerotiche. Sarà ridotta, in sostanza, l'incidenza dei fattori ambientali che, incrociata ai fattori genetici, porta alle malattie cardiovascolari. Anche se da giovani non si è condotta una vita sana, non è mai troppo tardi per iniziare, l'organismo ha grandi capacità di recupero; basta vedere quello che accade per il fumo: già un anno dopo avere smesso, si vedono i benefici nel sistema cardiovascolare». La ricerca statunitense è stata pubblicata su Circulation, la rivista dell'American Hearth Association.
Fonte: 10 marzo 2012, ansa.it
L'anoressia è contagiosa? Le ragazze italiane sono più a rischio
Le scelte alimentari delle ragazze sono influenzate dalla società e dalle tendenze della moda e della pubblicità; l'anoressia, quindi, può essere considerata come una ‘malattia socialmente trasmessa’. Il modello di forma fisica perfetta è quello legato all'immagine del ‘magro è bello’, e questo spinge le giovani all'anoressia, che arriva a colpire nel 90% dei casi le ragazze al di sotto dei 18 anni, in particolare le italiane: questa la conclusione di una ricerca della London School of Economics and Political Science (Lse) che sarà pubblicata sul giornale d'informazione Economica. La ricerca britannica è stata condotta in tutti i paesi europei su circa tremila giovani dai 15 ai 34 anni ed è stata presentata in concomitanza con le sfilate di moda di Parigi. L'indice di massa corporea (Bmi) delle giovanissime italiane è il più basso d'Europa (21,4), contro il 25,5 delle inglesi, il più alto: la diagnosi di anoressia viene fatta quando il Bmi è inferiore a 17,5. L'indice medio di massa corporea in Europa è di 25 e nella fascia di età fra i 15 e i 34 anni scende a 23, variando dal 25,98 della Gran Bretagna, il più alto, al più basso, della Francia, con 23,3. Secondo Joan Costa-Font, economista della Lse, bisognerebbe smettere di diffondere immagini di modelle e celebrità magrissime per ridurre in questo modo la pressione psicologica che viene esercitata soprattutto sulle donne, e in particolare sulle più giovani; Costa-Font ritiene infatti che la pressione sociale esercitata dalla forma fisica delle coetanee sia un fattore determinante per spiegare l'anoressia nervosa delle giovani e la percezione distorta che hanno del proprio corpo.
Fonte: 6 marzo 2012, Sanità News
I ragazzi sovrappeso consumano più sostanze illecite
L'Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa ha condotto una ricerca, coordinata da Sabrina Molinaro, dalla quale risulta che i ragazzi sovrappeso sono esposti a un maggiore rischio di consumare droghe e alcolici, rispetto ai ragazzi normopeso. I ricercatori hanno esaminato i dati che 33mila studenti dai 15 ai 19 anni hanno fornito rispondendo alle domande di questionari anonimi; considerando sostanze come cocaina, eroina, stimolanti, tranquillanti e allucinogeni, è risultato che i ragazzi sovrappeso ne consumano il doppio rispetto ai ragazzi di peso normale. Per il consumo di cannabis non emergono invece differenze, mentre per tabacco e alcolici le differenze fra giovani sovrappeso e normopeso sono minime ma sempre a svantaggio dei primi: ne fanno uso rispettivamente il 35% contro il 27% e il 17% contro il 14%). Dallo studio dei dati ambientali e personali dei ragazzi emerge che non è tanto l'eccesso di peso a indurre l'uso di sostanze illecite ma che le cause dei due fenomeni sono da ricercarsi negli stessi problemi: stima di sé, rapporti interpersonali, condizioni economiche, andamento scolastico. Gli autori della ricerca osservano: «Si sta affermando l'ipotesi che sovralimentazione e obesità siano una forma di dipendenza alternativa o aggiuntiva a quelle classiche». Lo studio è stato pubblicato dalla rivista scientifica PloS One.
Fonte: marzo 2012, Mente e cervello, n. 87
Vaccinazione contro il papilloma virus: per l'Aifa anche ai maschi
Nel corso del convegno di Medicina della Riproduzione che si è tenuto nei giorni scorsi ad Abano Terme, il presidente dell'Aifa (Agenzia Italiana per il Farmaco), Sergio Pecorelli, ha fatto un intervento sulla vaccinazione contro il Papilloma virus umano: «L'esperienza di vaccinazione contro il Papilloma virus umano (Hpv) sui maschi italiani è modesta, nonostante il virus sia correlato a numerose patologie e non solo al cancro dell'utero, quindi sarebbe utile estendere la vaccinazione agli uomini, perché questo non è un problema di genere ma generalizzato. L'Hpv è responsabile al 100% del cancro al collo dell'utero ma anche di tumori dell'ano per l'88-94%, della vagina (64-91%), di condilomi genitali (80%), di tumori del pene (40%), della faringe (25%) e della cavità orale (10%)». Il vaccino quadrivalente è consigliato in Europa ai ragazzi fino ai 15 anni, ma, aggiunge Pecorelli: «Da noi, invece, la proposta vaccinale è attiva e gratuita per le sole ragazzine nel dodicesimo anno di vita». L'Università di Brescia ha promosso un progetto sperimentale per verificare l'adesione dei maschi alla vaccinazione contro l'Hpv; spiega Pecorelli: «Il progetto, avviato sulla fascia d'età 11-15 anni, ha dato buoni risultati, dimostrando l'attenzione verso questo problema anche da parte maschile». Il progetto bresciano è stato finanziato da privati e dalla Regione Lombardia.
Fonte: 27 febbraio 2012, Sanità News
Anche gli spinelli sono un grave pericolo per la guida
L'alcol induce a una guida veloce e imprudente ma la marijuana rallenta i riflessi e limita le capacità motorie, e costituisce pertanto un pericolo altrettanto serio, che aumenta se si è fumato da poco: questa la conclusione di una ricerca della Dalhousie University di Halifax, in Canada. Questa ricerca è la prima che dimostra il legame fra l'uso di cannabis, anche non mischiata al alcol o ad altre sostanze, e gli incidenti stradali: il rischio di incidente raddoppia nel caso si sia fumata una canna entro le tre ore precedenti la guida, in particolare se l'età del guidatore è inferiore ai 35 anni. Gli studiosi canadesi hanno aggregato i dati relativi a quasi 50mila persone coinvolte in gravi incidenti, raccolti da nove studi precedenti, per verificare se il consumo della sola marijuana possa aumentare il rischio di incidenti stradali. Grazie alle autopsie eseguite sugli automobilisti deceduti alla guida, si è potuto stabilire da quanto tempo avevano assunto cannabis: una buona parte dei guidatori avevano fumato una canna nelle tre ore precedenti gli incidenti. La giovane età aggrava gli effetti della cannabis: dallo studio canadese risulta che al diminuire dell'età aumenta proporzionalmente la probabilità di incorrere in incidenti, forse anche per l'inesperienza alla guida e la conseguente mancanza di automatismi di difesa. L'aggravante della giovane età può essere dovuta anche al fatto che è fra le persone più giovani che si registra la maggiore incidenza di incidenti alla guida e che la combinazione dell'inesperienza con il rallentamento delle reazioni conseguente all'assunzione di marijuana può essere all'origine degli incidenti. Gli autori dello studio, che è stato pubblicato sul British Medical Journal, ritengono che “L'informazione può essere utilizzata per le campagne di sensibilizzazione contro il consumo di droga”.
Fonte: 13 febbraio 2012, corriere.it
Fertilità: esporsi al sole fa bene
Secondo una ricerca condotta dalla Medical University di Graz, in Austria, la luce solare favorirebbe la fertilità sia maschile che femminile, grazie all'amento dei livelli di vitamina D che provoca nell'organismo. La vitamina D è anche chiamata ‘la vitamina del sole’ perché garantisce l'80% del fabbisogno; l'esposizione al sole, quindi, ne provoca l'aumento e con esso la fertilità. La ricerca austriaca ha dimostrato che l'aumento di questa vitamina contribuisce e al bilanciamento degli ormoni sessuali femminili: i livelli di progesterone crescono del 13% e quelli di estrogeno del 21% favorendo la regolarità dell'ovulazione e la probabilità di concepire. La vitamina D favorisce anche l'aumento del livelli di testosterone e del numero di spermatozoi che, secondo la ricerca, arrivano al livello massimo in agosto e minimo in marzo, così come l'ovulazione, che arriva ai livelli minimi in inverno. La ricerca, che è stata condotta su circa 2.300 soggetti, è stata pubblicata sull' European Journal of Endocrinology.
Fonte: E Lerchbaum, BR Obermayer-Pietsch - Vitamin D and fertility-a systematic review. Eur J Endocrinol January 24, 2012
Gli uomini più virili scelgono il sesso sicuro
Non è vero che fare sesso con il preservativo è una scelta più probabile per i ragazzi timidi e
impacciati: una ricerca del dipartimento di Psicologia dell'University of Michigan ha dimostrato
che sono invece i ragazzi più ricchi di testosterone, più sicuri di sé e più abituati ad avere
rapporti sessuali, che sono favorevoli al sesso sicuro.
Gli studiosi americani hanno misurato il livello ormonale di circa 80 di giovani fra i 18 e i
20 anni attraverso il prelievo e l'esame della saliva, e li hanno successivamente intervistati: i
ragazzi che avevano un elevato livello di testosterone e avevano rapporti sessuali frequenti,
avevano anche meno resistenze a usare il preservativo, dimostrando così la propria attenzione a
evitare gravidanze, a evitare malattie per sé e la compagna, e dimostrando anche di non temere
eventuali critiche per l'eccessiva prudenza. Sari van Anders, che ha coordinato la ricerca,
sottolinea che il coraggio non viene dimostrato dai ragazzi più virili con comportamenti imprudenti
e poco rispettosi della partner, ma riuscendo a non farsi condizionare dal giudizio altrui e
assumendosi il rischio di eventuali critiche, perché il testosterone è legato all'audacia, in
questo caso, di scegliere il sesso sicuro, magari andando controcorrente.
I giovani spesso non usano il preservativo per una specie di rischio sociale costituito dalla
paura di non apparire abbastanza sicuri di sé o di avere qualcosa da nascondere, come una malattia
a trasmissione sessuale.
La convivialità fa bene, ma attenzione alle calorie
Mangiare in compagnia fa piacere a tutti e in particolare a bambini e adolescenti: lo conferma
una meta analisi condotta dai ricercatori dell'University of Illinois, che hanno studiato i
risultati di 17 ricerche che hanno coinvolto oltre 180mila ragazzi dai tre ai 17 anni, arrivando
alla conclusione che è salutare, dal punto di vista nutrizionale, consumare i pasti con la propria
famiglia.
Dei giovani presi in esame, quelli che mangiavano almeno tre volte alla settimana a casa
hanno registrato probabilità di diventare sovrappeso più basse del 12% rispetto agli altri e
rischiavano il 20% in meno di mangiare alimenti poco sani; il 35% di quelli che mangiavano a casa
almeno cinque volte alla settimana avevano minori probabilità di soffrire di disturbi
dell'alimentazione. Una conferma del vantaggio per i giovani, che vivano all'estero o in Italia, di
consumare i pasti in famiglia, viene dalla psicologa Chiara Verzeletti, ricercatrice presso
l'Università degli Studi di Padova, che spiega: «Nello studio multicentrico internazionale Hbsc
(Health Behavior in School-aged Children), condotto anche in Veneto su oltre 6.500 adolescenti,
abbiamo visto che la frequenza di pasti in famiglia è associata con abitudini alimentari più
salutari, in particolare a un maggior consumo di frutta e verdura.
Dallo studio è anche emerso che è fondamentale proporre ai ragazzi regole adeguate all'età,
non troppo permissive ma neppure troppo severe». Il rischio di mangiare in compagnia, soprattutto
in occasione di feste, è quello di ingerire troppe calorie; i menu ricchi, tipici delle ricorrenze,
possono essere accettabili solo se non sono frequenti e, sempre, bisogna fare attenzione a non
esagerare e ad abbinare correttamente le portate, alternando piatti ‘pesanti’ ad altri più
leggeri.
Per le donne tre volte più veloci i danni dell'alcol
Un team di studiosi dell'Università di Göteborg ha verificato che i danni che l'alcol provoca al
sistema nervoso delle donne sono tre volte più rapidi che negli uomini. Nel corso dello studio,
sono stati osservati due gruppi di persone: un gruppo di donne che ha bevuto 12 bottiglie di vino
alla settimana per quattro anni e un gruppo di uomini che ha bevuto la stessa quantità di alcol ma
nel corso di 12 anni. Il risultato è stato che il livello di serotonina (chiamato anche ‘ormone del
buonumore’, è un neurotrasmettitore coinvolto nella regolazione dell'umore, nel controllo degli
impulsi e in molti processi fisiologici) in quattro anni si era ridotto alla metà, nel cervello
delle donne, mentre negli uomini lo stesso calo si è riscontrato dopo un tempo triplo: 12 anni. Lo
studio svedese è stato coordinato da Kristina Berglund che osserva: «Abbiamo scoperto che il danno
alle funzioni della serotonina era esattamente uguale tra uomini e donne; verificare che le
funzioni della serotonina erano compromesse in individui con dipendenza dall'alcol non ci ha
sorpreso. Ci ha stupiti invece constatare quanto le donne siano più vulnerabili degli uomini».
La ricerca è stata condotta dal dipartimento di Psicologia dell'Università svedese con la
collaborazione di due ricercatori della Facoltà di Scienza della Salute.
Poca informazione sull'Hpv: solo il 7% delle donne sono vaccinate
Il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) ha presentato nei giorni scorsi a Roma una ricerca
condotta su 3.500 donne fra i 18 e i 55 anni da cui emerge che solo il 7,2% delle donne fino ai 55
anni si è vaccinata contro l'Hpv, ma questo dato è molto variabile a causa delle differenze fra le
fasce d'età e delle scelte nazionali e regionali sulla gratuità del vaccino per le ragazze di 11
anni.
Quattro donne su cinque ritengono insufficienti le informazioni che hanno a disposizione sul
Papilloma virus umano (Hpv) e per questo chiedono chiarimenti; dalla ricerca emerge che l'80% delle
donne intervistate sanno cos'è l'Hpv ma questo dato è variabile: sale infatti la percentuale fra le
donne del Centro-Nord, fra quelle più istruite e fra quelle che hanno figlie nella fascia di età
coinvolta nella campagne pubbliche di vaccinazione. I servizi vaccinali delle Asl sono stati la
fonte principale d'informazione, al momento della convocazione per proporre la vaccinazione, per il
62% delle donne che hanno fatto vaccinare le figlie che avevano dai 10 ai 15 anni.
La gratuità della vaccinazione e la sua estensione anche alle ragazze più grandi è valutata
positivamente dall'8 1% delle intervistate e per il 78% andrebbe estesa anche ai coetanei maschi.
Fra le donne che sanno cosa sia l'Hpv, la quasi totalità (il 94%) sa che può portare a tumori come
quello al collo dell'utero, e l'83% sa che può provocare altre patologie dell'apparato genitale;
solo meno della metà di loro sa che è legato ai condilomi genitali e quasi il 70%, sbagliando,
crede che non colpisca gli uomini ma esclusivamente le donne. Meno del 20% è al corrente del
rischio di infettarsi anche con i rapporti protetti e infatti il 64% ritiene che ci si infetti solo
attraverso un rapporto sessuale completo, senza preservativo.
I media sono la principale fonte d'informazione: il 30% circa delle donne sono aggiornate dai
giornali o dalla televisione, mentre solo il 12% è aggiornata dai medici, in particolare dal
ginecologo. Il direttore del dipartimento di prevenzione della Asl di Taranto e presidente
designato della Siti (Società Italiana di Igiene – Medicina Preventiva e Sanità Pubblica), Michele
Conversano, spiega: «Bisogna agire soprattutto a livello dei medici di medicina generale, perché
spesso le pazienti sono ragazzine in un periodo delicato, dato che non sono più in cura dal
pediatra che le visitava regolarmente e poteva fornire informazioni».
A rischio il cervello degli adolescenti se dormono poco
Nature Reviews - Neuroscience ha pubblicato uno studio che
dimostra che le sinapsi, le strutture che consentono la comunicazione fra neuroni e con le altre
cellule, soffrono per la mancanza di sonno, soprattutto nel corso dell'adolescenza.
I ricercatori del Dipartimento di Psichiatria della School of Medicine and Public Health
dell'University of Wisconsin-Madison, coordinati da Chiara Cirelli, sono arrivati a questa
conclusione osservando in giovani topi, ai quali sono state ridotte le ore di sonno, la crescita e
la ritrazione delle sinapsi, contando le spine dendritiche, strutture che si ramificano dai
neuroni, in grado trasportare gli impulsi ad altre cellule cerebrali.
Spiega Cirelli: «La deprivazione di sonno, specialmente quando è cronica, può produrre
conseguenze a lungo termine in termini di formazione dei circuiti cerebrali. Nel corso
dell'adolescenza si assiste a un massiccio rimodellamento dei circuiti cerebrali, in cui molte
nuove sinapsi vengono eliminate. Il tempo trascorso da svegli, soprattutto se continuativo, può
influenzare il numero di sinapsi che si formano o che vengono eliminate nel cervello
adolescente».
Aifa: primo sì alla pillola dei 5 giorni dopo ma con test di gravidanza negativo
La Cts (Commissione Tecnico-Scientifica) dell'Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) ha dato il
primo sì alla commercializzazione della pillola ellaOne (acetato di ulipristal) prodotto dalla Hra
Pharma, un contraccettivo d'emergenza efficace fino a 120 ore dopo un rapporto a rischio, ma solo
dopo che il test di gravidanza Beta Hcg avrà dato esito negativo; la pillola, infatti, non essendo
un farmaco abortivo non può essere somministrata in caso di gravidanza accertata.
Il Consiglio di Amministrazione dell'Aifa dovrà ora ratificare il parere positivo della
Commissione, prima che possa essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Al fine di monitorare gli esiti delle gravidanze delle donne che hanno assunto la pillola
ellaOne, l'Ema (Agenzia Europea dei Medicinali) ha richiesto alla Hra Pharma di compilarne un
registro, come avviene già in tutti gli altri paesi in cui il farmaco è commercializzato. ellaOne
potrebbe essere messo in vendita, solo dietro presentazione di ricetta medica, entro 30-40
giorni.
Nelle ansie della coppia un aiuto dal medico
In Italia sono state recentemente condotte da Astra Ricerche, per la multinazionale farmaceutica
Eli Lilly, due ricerche sul rapporto degli Italiani con il sesso e i problemi di coppia; il
campione era rappresentativo della popolazione fra i 30 e i 60 anni.
L'uomo è centrale nelle ricerche sulla sessuologia, soprattutto per le sue disfunzioni o per
le ansie di cui è causa, ma è la donna che, in caso di problemi, spinge per rivolgersi agli
specialisti che possono risolverli, e sono i giovani che chiedono aiuto, appena si presentano i
problemi.
Nella ricerca, dal titolo esplicativo
Gli Italiani, i rapporti sessuali e la disfunzione
erettile, si evidenzia l'importanza data dagli intervistati all'assenza di ansia durante il
rapporto (salita all'80% dal 58% di due anni fa) e al valore della spontaneità nell'incontro (62%),
della passione (58%), del piacere di non avere fretta (52%), tutti valori che vengono solitamente
sottolineati e raccomandati dai sessuologi.
La felicità di coppia, secondo le risposte date alla ricerca, si raggiunge quando l'atto
amoroso non è solo fisicità ma le si affiancano il sentimento, la reciprocità, la serenità; le
risposte sono le stesse della ricerca del 2008, e confermano che il sesso trasgressivo veicolato
dai mass media non è poi così apprezzato. Gli intervistati parlano frequentemente di rapprti
sessuali insieme a parole come ‘allegria, felicità, attenzione, curiosità’ mentre solo una
percentuale che va dall'1% al 3% si riferisce al sesso con parole come ‘stanchezza, ribrezzo,
schifo’; oltre la metà (il 58%) ritiene che l'origine dei problemi sessuali sia psicologica e che
sia quindi importante rivolgersi allo specialista, in caso di necessità.
In caso di necessità è anche accettato l'aiuto del farmaco per superare il problema, ma solo
il sotto controllo del medico.
Obesità nell'adolescenza: il sonno influenza glucosio e insulina
Secondo una ricerca del Children's Hospital di Philadelphia, pubblicata su Diabetes Care, un giusto riposo notturno può aiutare a prevenire il diabete di tipo 2 negli adolescenti obesi. Durante la ricerca, coordinata da Dorit Koren, 62 giovani obesi sono stati controllati di frequente con test di tolleranza al glucosio per via endovenosa e con test orali, e sottoposti a misure antropometriche e polisonnografia notturna, con il risultato che quando dormivano poco i livelli di insulina diminuivano e, quando dormivano troppo o troppo poco, i livelli di glucosio aumentavano; livelli ottimali di insulina e glucosio sono stati registrati nel sangue dei ragazzi che dormivano fra le sette ore e mezzo e le otto ore e mezzo.
Fonte: 22 settembre 2011, Sanità News
Status sociale e istruzione condizionano la scelta dei contraccettivi
Una ricerca della North Dakota State University ha dimostrato che la scelta del sistema contraccettivo è condizionato dallo status economico e sociale e dal livello di istruzione; lo studio si è svolto elaborando le risposte date alle 20 domande contenute in un questionario distribuito a persone che facevano uso di contraccettivi. Scopo della ricerca era raccogliere le convinzioni errate riguardanti l'utilizzo degli anticoncezionali e le eventuali discrepanze fra l'efficacia del contraccettivo e il suo corretto utilizzo. L'analisi delle risposte ha rivelato che la scelta del sistema contraccettivo dipende in genere dalla prescrizione del medico e dall'efficacia attribuita al contraccettivo scelto ma più si abbassa il livello sociale delle persone, più cresce l'importanza il costo e diminuisce la preoccupazione per la sicurezza del metodo e per gli effetti collaterali che può provocare; più si sale nella scala sociale più aumenta l'interesse per la comodità di utilizzo. Il 92% degli intervistati riconosce l'utilità del contraccettivo utilizzato in passato per evitare le gravidanze ma solo il 76% ha fiducia che lo stesso metodo possa ancora essere efficace: il 76% è stato soddisfatto del contraccettivo usato ma con discrepanze fra esperienze e aspettative. Lo studio è stato coordinato dalla ricercatrice Wendy Brown.
Fonte: 13 settembre, Brown W, Ottney A, Nguyen S. Breaking the barrier: the Health Belief Model and patient perceptions regarding contraception. Contraception 2011; 83 (5): 453-8
Se Sso è Meglio! I problemi della sessualità e dell'affettività dei giovani
Nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, nel corso della tavola rotonda Affettività e sessualità nell'adolescenza, organizzata dall'Istituto di Ortofonologia (Ido) di Roma con la Società Italiana di Medicina dell'Adolescenza (Sima), il 20 settembre sarà presentata Se Sso è Meglio! una rubrica online di approfondimento sulla sessualità degli adolescenti. Alla tavola rotonda presenzieranno fra gli altri, Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù, e Federico Bianchi di Castelbarco, direttore dell'Ido. La rubrica Se Sso è Meglio! si trova sul portale diregiovani.it ed è curata da esperti medici e psicologi; si propone di costituire uno spazio che aiuti a chiarire la confusione dei ragazzi sul tema della sessualità e del suo legame con l'affettività, offrendo risposte alle loro domande e conforto alle loro paure. Secondo una ricerca condotta da psicoterapeuti dell'Ido su oltre 1.600 giovani delle scuole medie e superiori, gli adolescenti italiani vivono un crescente distacco della sessualità dall'affettività: il 70% dei giovani ritiene infatti che non sia necessario l'innamoramento per avere rapporti sessuali; inoltre, l'85% di loro preferisce parlare di amicizia e non di amore e la metà si è innamorato una volta sola. Se Sso è Meglio! è il risultato del lavoro svolto dallo sportello online Chiedilo agli esperti, attivo da quattro anni su diregiovani.it.
Fonte: 13 settembre 2011, Ufficio stampa IFO Istituto di Ortofonologia
Il fumo fa male alle donne cinque volte di più che agli uomini
L'Unione Europea ha finanziato una ricerca sui danni del fumo che è stata condotta su oltre tremila persone (circa 1900 donne e circa 1700 uomini) di Finlandia, Francia, Italia, Paesi Bassi e Svezia, coordinata da Elena Tremoli, del Dipartimento di Scienze Farmacologiche dell'Università di Milano. L'ispessimento delle pareti della carotide è indice del livello di arteriosclerosi del sistema vascolare ed è influenzato dal fumo nello stesso modo nelle donne e negli uomini: i ricercatori, misurandolo, hanno riscontrato che la progressione dell'arteriosclerosi, a causa del fumo, nelle donne è cinque volte più rapida che negli uomini, a parità di età, pressione arteriosa, obesità, classe sociale. Spiega Tremoli: «La maggiore nocività delle sigarette per il cuore delle donne è una scoperta particolarmente importante, in relazione all'ormai accertato fallimento sul sesso femminile delle campagne informative fatte negli ultimi anni per diminuire il numero dei fumatori. È noto che le donne sino alla menopausa sono protette dalle malattie cardiovascolari e che le donne stesse pensano di essere meno vulnerabili ai fattori più dannosi per le arterie come ipertensione, colesterolo alto, alimentazione grassa e fumo. Per quest'ultimo, abbiamo scoperto essere vero il contrario». Le donne ormai fumano quasi quanto gli uomini e manifestano maggiori resistenze a smettere: lo rivela il Rapporto annuale sul fumo, stilato dall'Osservatorio Fumo, Alcol e Droghe dell'Istituto Superiore di Sanità. In Italia le donne che fumano sono il 19,7% della popolazione, gli uomini il 23,9%; le donne che hanno smesso di fumare sono il 9,8% delle fumatrici, la percentuale degli uomini che hanno smesso è il 15,7% dei fumatori, quasi il doppio. Elena Tremoli ha presentato la ricerca a Parigi, al Congresso della Società Europea di Cardiologia dove è stata presentata un'altra ricerca italiana che rivela che l'alcol associato al fumo aumenta i danni per le donne, che vivono più a lungo degli uomini ma in condizioni peggiori. A Parigi sono state inoltre presentate ricerche che confermano l'effetto protettivo del cacao: la revisione di sette lavori, per un totale di oltre 100mila soggetti coinvolti, cardiopatici e sani, ha dimostrato che sono sufficienti 7,5 grammi al giorno di cioccolato fondente, il peso di un cioccolatino, per registrare una riduzione del rischio di infarto del 37% e di ictus del 29%. Un altro studio, condotto su oltre 18mila soggetti, dimostra che l'apixaban, un nuovo anticoagulante, ha ridotto sensibilmente i casi di ictus in soggetti con fibrillazione atriale, l'aritmia cardiaca asintomatica che frequentemente provoca danno vascolare al cervello.
Fonte: 29 agosto 2011, repubblica.it
Il cellulare non ha effetti negativi sul cervello dei ragazzi
La diffusione dell'uso del telefonino fra persone sempre più giovani non provoca l'aumento dell'incidenza del cancro al cervello: questa la conclusione di uno studio svizzero pubblicato nei giorni scorsi sul Journal of the National Cancer Institute. È la prima volta che una ricerca affronta il problema delle eventuali conseguenze dell'uso del cellulare su adolescenti e bambini, il cui sistema nervoso è ancora in formazione; si riteneva finora che i segnali di radiofrequenza dei telefonini potessero aumentare, soprattutto nei bambini, il rischio di tumori cerebrali a causa delle ridotte dimensioni del loro cranio. I ricercatori del Swiss Tropical and Public Health Institute di Basilea, fra il 2004 e il 2008 hanno studiato ragazzi dai sette ai 19 anni di Svizzera, Danimarca, Norvegia e Svezia; 646 erano sani e 352 avevano un tumore al cervello. Fra i giovani che avevano parlato al cellulare più di 20 volte, è risultata minima la differenza la fra quelli malati di cancro e il campione di controllo: ne facevano uso il 75,3% dei primi e il 72,1% dei secondi; utilizzavano il telefonino nello stesso modo, per tempo e frequenza, il 55% dei malati e il 51% dei sani. I ricercatori, quindi, dai dati forniti dallo studio non hanno rilevato una maggiore probabilità di cancro fra i giovani che erano stati più a lungo e più spesso al cellulare. Martin Röösli l'autore della ricerca, commenta, osservando i risultati: «Poiché nella maggior parte delle nostre analisi non è stata individuata una relazione chiara fra esposizione e risposta, le evidenze disponibili non supportano un'associazione causale fra l'uso del cellulare e i tumori del cervello». Sulla stessa rivista, due ricercatori americani, John D. Boice e Robert E. Tarone dell'International Epidemiology Institute di Rockville, in Maryland, e della Vanderbilt University di Nashville, in Tennessee, in un editoriale si complimentano con i colleghi svizzeri per aver condotto una ricerca in un campo nuovo ma raccomandano però attenzione all'andamento dell'incidenza dei tumori al cervello, alla luce dell'incremento costante dell'uso del telefonino in tutto il mondo e raccomandano anche l'uso di auricolari e vivavoce per allontanare il cellulare dalla testa.
Fonte: 27 luglio 2011, Adnkronos
In aumento le allergie da tatuaggi: raddoppiate in cinque
anni
Le reazioni allergiche ai tatuaggi sono provocate da cromo, nichel e cobalto, che sono contenuti nel blu, nel rosso e nel verde; anche i tatuaggi temporanei a base di henné possono essere causa di reazioni allergiche perché contengono anche un colorante utilizzato per le tinture dei capelli: la parafenilendiamina. L'Istituto Superiore di Sanità e l'Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma hanno condotto una ricerca sui prodotti utilizzati in Italia per i tatuaggi da cui è emerso che negli ultimi cinque anni sono raddoppiate le reazioni allergiche. Il direttore dell'Unità Operativa di Dermatologia e Allergologia del San Gallicano, Antonio Cristaudo, spiega: «Tutti gli inchiostri commercializzati contengono concentrazioni mediane molto elevate di cromo e nichel, mentre il cobalto è presente in concentrazioni più basse».
Fonte: 7 luglio 2011, Sanità News
I medici americani contro i ritocchi fotografici
Secondo l'American Medical Association l'uso ormai diffuso, sui giornali e non solo, dei ritocchi fotografici può esercitare un'influenza negativa su bambini e adolescenti e sulle persone insicure o psicologicamente fragili. Programmi come Photoshop possono abbellire e cancellare i difetti e giornali e riviste ne fanno grande uso per migliorare l'immagine di modelle e star; ormai però ci sono programmi anche per il computer di casa e per il telefonino. Questa diffusione ha spinto l'associazione dei medici americani, che è una delle più grandi del mondo, a lanciare l'allarme: “…Queste alterazioni contribuiscono a creare aspettative non realistiche sull'appropriatezza dell'immagine del nostro corpo, specialmente fra i bambini e gli adolescenti più impressionabili…”; per questo i medici americani stanno studiando la possibilità di una regolamentazione per le agenzie di pubblicità e i fotografi, cominciando con una campagna di sensibilizzazione. Anche in Europa le false promesse del ritocco fotografico sono oggetto di discussione, magari applicando sotto le foto l'avvertenza che le immagini sono state ritoccate.
Fonte: 29 giugno 2011, repubblica.it
In aumento le malattie sessualmente trasmesse in Italia e in
Europa
L'Ecdc (European Center for Diseases Control) ha pubblicato il primo rapporto annuale che segnala il preoccupante aumento delle malattie a trasmissione sessuale registrato negli ultimi dieci anni: l'incidenza della clamidia è più che raddoppiata (da 143 a 332 casi ogni 100mila abitanti); 344mila i casi concentrati soprattutto in Gran Bretagna, Svezia, Norvegia e Danimarca. Le donne sono più a rischio con il 60% dei casi insieme ai giovani dai 15 ai 24 anni che registrano il 75% dei casi. Il rapporto ha monitorato anche altre infezioni: la sifilide (che aumenta in modo più contenuto), la gonorrea e il linfogranuloma venereo (entrambi in lieve calo) ma, come sottolinea Marc Sprenger, direttore dell'Ecdc: «I numeri in realtà sono sicuramente più alti per tutte queste patologie perché non tutti i casi sono riportati correttamente dalle autorità dei vari paesi». In Italia sono presenti queste infezioni anche se in percentuali più basse, ma pochi mesi fa l'Associazione Microbiologi Clinici ha lanciato l'allarme per la possibile crescita esponenziale di queste malattie nel nostro paese. Il 33% delle malattie sessuali in Italia è rappresentato dai condilomi; gonorrea e sifilide sono in diminuzione. Il direttore del Coa (Centro Operativo Aids) dell'Istituto Superiore di Sanità, Barbara Suligoi, spiega: ««La clamidia è anche in Italia fra le infezioni batteriche sessualmente trasmissibili la più diffusa, e i dati della Sorveglianza sentinella basata su 13 laboratori di microbiologia segnalano un andamento annuale in costante aumento. D'altra parte bisogna sottolineare che la sorveglianza dell'Ecdc non prende in esame altre infezioni sessualmente trasmissibili numericamente significative come la condilomatosi e l'herpes genitale, la cui presenza in tutti i paesi dell'Europa occidentale è molto più alta della clamidia». Molte sono le malattie trasmesse attraverso i rapporti sessuali: Aids, sifilide, gonorrea, le infezioni da papilloma virus (Hpv), da herpes genitale, le epatiti virali (A, B, C); alcune provocano perdite di muco o ulcere, altre non manifestano sintomi. Suligoi precisa: «Gli uomini sono più a rischio per gonorrea e sifilide mentre le donne lo sono di più solo per la clamidia, probabilmente perché le donne sono testate più spesso degli uomini per questo microrganismo che se trascurato può portare gravi complicanze, fino alla sterilità». Il presidente della Sigo (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia), Giorgio Vittori, conferma: «Nei giovani la consapevolezza è bassa ma lo è anche nella scuola, nelle famiglie e nella società in generale, con il risultato che stiamo tornando ai livelli di 50 anni fa; è invece importante sapere che queste infezioni, anche quando sono asintomatiche o comunque non troppo forti, possono portare anche all'infertilità delle donne. E capita spesso che ci si accorga di essere stati contagiati solo quando si cerca di avere un figlio». Barbara Suligoi raccomanda: «La prevenzione sta nel conoscere e quindi riconoscere i sintomi delle diverse malattie sessualmente trasmissibili; non bisogna trascurare gli strani sintomi a livello genitale ma rivolgersi immediatamente al medico di famiglia o allo specialista per curare subito il paziente e il partner. Bisogna usare il preservativo in tutti i rapporti occasionali o con partner non stabili ed effettuare il test Hiv in caso di diagnosi di malattia sessualmente trasmissibile perché in presenza di infezione sessuale è elevato il rischio di acquisire l'Hiv».
Fonte: 16 giugno 2011, repubblica.it
Contraccezione d'emergenza: un documento per chiarire
Position paper sulla contraccezione d'emergenza per via orale: questo il titolo del documento che la Società Italiana della Contraccezione (Sic) e la Società Medica Italiana per la Contraccezione (Smic) hanno messo a punto per medici italiani; il documento ribadisce che la pillola del giorno dopo è da considerare contraccezione d'emergenza e non abortivo, perché non danneggia l'eventuale gravidanza in atto ma blocca l'ovulazione, impedendo così la fertilizzazione. Il documento informa, fra l'altro, sui tempi e le modalità di prescrizione della ‘pillola del giorno dopo’, sui meccanismi in base ai quali agisce e le circostanze che la rendono indicata; una parte rilevante del documento è dedicata agli aspetti medico-legali della prescrizione del farmaco, soprattutto alle minorenni, all'obiezione di coscienza, che consente al medico di non prescrivere la pillola del giorno dopo, ma ricorda anche il vincolo dello stesso medico a informare tempestivamente la donna su dove le sia possibile reperire la ricetta per il farmaco. Carmine Nappi, presidente della Sic, spiega: «Attraverso questo ‘Position paper’ le nostre società si propongono di fare chiarezza, per quanto possibile, in un campo che presenta numerosi aspetti controversi, sia dal punto di vista scientifico che da quello medico-legale». Il documento sottolinea che ˝La contraccezione d'emergenza non deve mai sostituire le metodiche contraccettive primarie…„ ma costituisce un importante strumento per prevenire il ricorso all'aborto, a cui le donne ricorrono sempre meno ma non nella fascia fra i 15 e i 19 anni, in cui la diminuzione è minore. Questo vademecum sarà seguito, in autunno, da una capillare campagna che con un opuscolo informerà le donne sui diversi metodi di contraccezione.
Fonte: 14 giugno 2011, Repubblica Salute
La cannabis prima dei 15 anni danneggia il cervello
Dall'Università di San Paolo del Brasile arriva la notizia che fumare cannabis prima dei 15 anni compromette la funzionalità del cervello in modo più grave rispetto ai danni provocati in chi inizia in età più avanzata: dai test sono emerse minori capacità dei controllare gli impulsi, difficoltà di concentrazione e nell'eseguire i compiti. Maria Fontes, che ha coordinato la ricerca, spiega: «L'adolescenza è una fase in cui il cervello sembra essere particolarmente vulnerabile agli effetti neurotossici della cannabis perché prima dei 15 anni è ancora in fase di sviluppo e di maturazione e quindi l'effetto della droga può rivelarsi ancora più dannoso». La ricerca è stata pubblicata sulla rivista British Journal of Psychiatry.
Fonte: 2 giugno 2011, Sanità News
Smettere di fumare fa bene anche al colesterolo buono
Nel 36% dei circa mille fumatori (in media 20 sigarette al giorno) che sono riusciti a smettere di fumare è stato verificato già entro un anno un netto miglioramento dei valori del colesterolo nel sangue: questo il risultato di una ricerca condotta dall'Università del Wisconsin. Il colesterolo ‘cattivo’, Ldl, non è variato ma è aumentato quello ‘buono’, trasportato dalle particelle Hdl (che hanno il compito di trasportare il colesterolo nel circolo sanguigno fino al fegato per impedirne il ristagno nelle arterie). Secondo il coordinatore della ricerca, Adam. D. Gepner: «I risultati non sono stati condizionati né dal numero di sigarette fumate né dai sistemi usati per smettere. Con il tempo, l'aumento del colesterolo Hdl potrebbe portare a una riduzione del rischio cardiovascolare perché precedenti studi hanno già dimostrato che un incremento di 1mg/dl può ridurre del 2-3% in dieci anni del rischio di infarto o ictus». Pier Mannuccio Mannucci, direttore del Dipartimento di Medicina Interna del Policlinico di Milano aggiunge: «Il fumo è per il cuore uno dei fattori più potenti di rischio, quindi è sempre meglio smettere di fumare anche se si ingrassa un po'. Oggi abbiamo a disposizione farmaci molto potenti per ridurre il colesterolo cattivo ma nulla che incida altrettanto significativamente su quello buono. I valori del colesterolo Hdl non è facile aumentarli perché sono generalmente piuttosto stabili». Ancora non si sa quale sia il legame fra fumo e colesterolo ma è importante sapere che si possono aumentare i valori di quello buono smettendo di fumare.
Fonte: 28 aprile 2011, corriere.it






