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I social network possono aiutare, in caso di problemi di salute

Il Center for Connected Health, di Boston, in Massachusetts, è un istituto dove si conducono ricerche che hanno l'obiettivo di trasformare la sanità attraverso l'elaborazione di nuovi modelli di assistenza basati sui social network, per mezzo dei quali sarebbe possibile conoscere le motivazioni delle scelte che riguardano la salute, e quindi riuscire a fare prevenzione, a personalizzare le cure e a offrire un supporto nel corso delle terapie. Per conoscere il punto di vista della popolazione su un disturbo diffuso come l'acne, un team di ricercatori ha condotto uno studio utilizzando Twitter, un social network molto usato dagli adolescenti; l'autore dello studio, Kamal Jethwani, spiega: «In circolazione su Twitter ci sono molto commenti negativi sull'acne, oltre a false credenze, informazioni scorrette e indicazioni di rimedi casalinghi non convenzionali; la comunità dei dermatologi dovrebbe essere consapevole di queste credenze popolari per poter rispondere efficacemente, e per poter fare la migliore opera di educazione possibile, sia online che in ambulatorio».
Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori statunitensi hanno indicizzato tutti i tweet (brevi messaggi) che sono stati inviati al social network nel corso di due settimane, nel giugno 2012, al cui interno appariva almeno una delle cinque parole chiave scelte, sinonimi di acne o di foruncolo o brufolo; fra i 392mila messaggi che sono stati ritwittati (ridiffusi), sono stati scelti quelli ‘ad alto impatto’ e catalogati come personali, riguardanti celebrità, o di argomento educativo, escludendo quelli non strettamente attinenti. Il numero si è così ridotto a 8.192. Quelli di argomento educativo sono stati a loro volta suddivisi per informazioni sulla malattia e informazioni sulle terapie, con citazione del farmaco (branded) o senza (non-branded): è risultato che la maggior parte erano messaggi personali (43,1%), al secondo posto (27%) quelli di argomento educativo, che per due terzi riguardavano la malattia e per l'altro terzo le cure, e all’ultimo (20,4%) quelli sulle celebrità. Lo studio è stato pubblicato nei giorni scorsi su Jama Dermatology, la rivista dell'American Medical Association.

   
Fonte
Melissa Shive et al - Perspectives on Acne: What Twitter Can Teach Health Care Providers. Jama Dermatol 2013;149(5):621-622



 

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Droga e adolescenti: aumenti in vista

In un quadro di sostanziale stabilità, le ultime rilevazioni dello studio Espad-Italia 2012 curato dall'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa sull'uso di sostanze psicotrope da parte degli studenti vedono in crescita cannabis, eroina e stimolanti. Netta la prevalenza maschile per tutte le sostanze. Tendenza all'incremento soprattutto nel Sud
 
Si stima che nel 2012 – su una popolazione scolastica pari a 2,5 milioni di ragazzi - oltre 500mila studenti delle scuole medie superiori abbiano consumato cannabis, poco più di 60mila cocaina e 30mila oppiacei. Ci sono poi i consumatori di allucinogeni e stimolanti: circa 60mila per ciascuna categoria di sostanze. A dirlo, sono i dati di Espad-Italia (European school survey on alcohol and other drugs), 15esima edizione dello studio sulla popolazione studentesca, realizzato per il nostro paese dal Reparto di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr). L'indagine ha coinvolto 45.000 studenti delle scuole medie superiori e 516 istituti scolastici di tutta la penisola.
“Il nuovo studio attesta una generale tendenza alla stabilizzazione nel numero di consumatori per tutte le sostanze; tuttavia, si osservano alcuni interessanti incrementi”, dichiara la responsabile dello studio, Sabrina Molinaro dell'Ifc-Cnr. “I dati parlano innanzitutto di un aumento del consumo di cannabis: nel 2012 dichiarano di averne fatto uso almeno una volta nella vita e negli ultimi dodici mesi rispettivamente il 28,1% e 22,1% del campione, contro il 27,5% e 21,5% rilevati nel 2011. Il dato nell'ultimo anno pone l'Italia cinque punti sopra il 17% di media europea, seppur lontanissima dal 42% della Repubblica Ceca e dal 39% della Francia. I ragazzi sono più coinvolti delle coetanee (27% contro 17%) e l'assunzione è avvenuta venti o più volte nell'ultimo anno per il 31% dei consumatori e il 16% delle consumatrici. L'età media del primo contatto è 15 anni”.
Aumentata lievemente anche l'assunzione di stimolanti: 3,8% nella vita e 2,6% nell'ultimo anno, contro 3,6% e 2,4% della precedente rilevazione, con un picco (consumi ultimo anno) del 4% tra i 19enni. Anche in questo caso, come avviene in genere, i maschi sono più attratti rispetto alle ragazze (3,6% contro 1,6%), in particolare da amfetamine ed ecstasy.
L'eroina, sostanza in flessione rispetto al decennio scorso, segnala una lieve ripresa nell'ultimo anno: dall'1,2% nel 2011 all'1,3% (2% tra i maschi, 0,6% tra le ragazze) e anche tra gli assuntori frequenti (10 o più eventi nell'ultimo mese) si passa dallo 0,5% allo 0,6%. La cocaina è stata assunta nell'ultimo anno dal 2,7% degli intervistati (dato uguale al 2011), in maggioranza ragazzi (3,8% contro 1,6%); si attesta sullo 0,7% la quota di chi la assume regolarmente. Relativamente alle sostanze allucinogene (LSD, ketamina e funghi) il 2,5% dei giovani intervistati ammette l'uso nell'ultimo anno, ma tra i diciannovenni la quota arriva al 3,8%, e l'1,5% nell'ultimo mese.
“Per le sostanze alcoliche si registra un primato tutto italiano: nel 2012 il consumo nella vita interessa l'88,6% del campione, quello nell'ultimo anno l'81,1% e il 64,7% degli intervistati ha bevuto nell'ultimo mese”, prosegue la ricercatrice. “Un dato che ha origini culturali e non evidenzia particolari comportamenti a rischio, ma va sommato a quello preoccupante del ‘binge drinking’ (almeno cinque bevute in un'unica occasione) praticato dal 35,1% degli studenti, tra i quali il 60% dei maschi e il 68% delle femmine riferisce uno o due episodi al mese e più di un quinto da tre a cinque volte”. Il dato sull'ubriacatura resta comunque inferiore a quello della media europea.
Negli ultimi anni, inoltre, dilaga il consumo delle cosiddette bevande energetiche, che si attesta al 41% del campione. “Nonostante siano analcoliche, queste bevande contengono sostanze stimolanti che spesso si abbinano all'abuso di alcol”, osserva Molinaro. “Gli utilizzatori di queste bevande si ubriacano più del doppio rispetto a chi non le beve: il 40,5% almeno una volta nell'anno (contro il 19%), il 54,3% nell'ultimo mese (contro il 28%)".
Il 15,4%, infine, dichiara di aver assunto psicofarmaci senza prescrizione, mentre oltre il 52% degli studenti a cui sono stati prescritti ha continuato ad assumerne senza controllo medico. I più diffusi sono i farmaci per dormire e per le diete.
Passando ai dati regionali, in raffronto con l'anno precedente, si evidenzia come siano gli studenti del Sud ad aver incrementato maggiormente i consumi. L'uso di cocaina in Sardegna è passato così dal 3,8% rilevato nel 2011 al 4,6%; in Sicilia dal 3,5% al 4,3%; in Calabria dal 3,6% al 3,9%. I consumi di cannabis presentano un'inversione di tendenza dopo una lenta e costante diminuzione dal 2008 in quasi tutte le regioni e anche se l'incremento riguarda soprattutto i maschi si registra un aumento tra le ragazze in Calabria, dal 9,5% del 2011 al 13,3% del 2012; in Basilicata dal 13,1% al 15,3% e in Puglia dal 14% al 16,2%.
Relativamente all'eroina, le prevalenze più elevate riguardano ancora i ragazzi del meridione: nelle due Isole maggiori e in Calabria le prevalenze sono del 2,4%; in Basilicata, nel Molise e in Puglia del 2,3%, con notevoli incrementi rispetto al 2011.
Il consumo di allucinogeni tra gli studenti di sesso maschile, spacca l'Italia in due e l'incremento riguarda principalmente il Sud: in Sardegna si passa dal 2,8% del 2011 al 3,7% del 2012; in Sicilia dal 2,5% al 3,4%; in Puglia dal 2,7% al 3,2%. Per quanto riguarda l'abuso di stimolanti si rileva una sostanziale omogeneità tra i giovani maschi salvo l'aumento riscontrato in Molise (dal 3,2% al 4,1%) e nel Lazio (dal 2,9% al 4,3%).
“Riteniamo importante diffondere il più possibile i risultati e rendere la lettura di questi numeri chiara e facilmente interpretabile”, conclude la ricercatrice Ifc-Cnr. “L'importanza dell'indagine Espad, svolta attraverso la somministrazione di un questionario in forma anonima, risiede nell'individuazione di quelle aree cui destinare interventi di prevenzione adeguati alle problematiche giovanili: proprio a tal fine lo studio si ripete a cadenza annuale ormai dal 1999”.
 
In allegato il testo della ricerca
 
Roma, 3 maggio 2013
 
La scheda:
Chi: Ifc-Cnr, Sezione di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari
Che cosa: Espad-Italia®2012. Ricerca sul consumo di alcol e sostanze psicotrope nella popolazione studentesca italiana

Per informazioni:
Sabrina Molinaro, Ifc-Cnr, Pisa
tel. 050/315.20.94

Capo Ufficio Stampa Cnr:
Marco Ferrazzoli, 06/4993.3383
cell. 333.2796719, e-mail: marco.ferrazzoli@cnr.it


 

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Diabulimia, un disturbo alimentare per le giovani con diabete 

Per evitare di ingrassare sono sempre di più le ragazze con diabete di tipo 1 che non si iniettano la dose di insulina, mettendo a rischio la propria vita: si chiama diabulimia ed è in preoccupante crescita.
Le giovani cui viene diagnosticato il diabete di tipo 1 spesso sono magre perché il loro organismo non assorbe il glucosio; quando cominciano ad assumere l'insulina, spesso nei primi tempi aumentano di peso, ma per paura di ingrassare troppo, smettono di curarsi mettendo così a repentaglio la propria vita. Diminuendo infatti le dosi dell'insulina o addirittura sospendendola, rischiano il peggioramento della funzionalità renale, osteoporosi, fino al coma diabetico da iperglicemia e chetoacidosi.
L'allarme è partito dalla Gran Bretagna, dove, alla luce della diffusione del disturbo, gli specialisti di Diabetes UK insieme all'associazione Diabetes with Eating Disorders (Diabetici con disturbi alimentari) hanno lanciato una campagna perché la diabulimia sia riconosciuta ufficialmente come un disturbo alimentare provocato da problemi di salute mentale, esattamente come l'anoressia e la bulimia. E perché siano quindi previsti gli adeguati sostegni psicologici.
La situazione in Italia per il momento non appare altrettanto grave, anche se la diabulimia esiste ed è anche qui in crescita, tanto che i medici ritengono che già una ragazza su quattro fra i 13 e i 18 anni si autoriduca le dosi di insulina e non si sottoponga alle prove di glicemia capillare, indispensabili per avere sotto controllo la situazione, e che devono essere eseguite quotidianamente.
 
Fonte
La redazione, 16 aprile 2013


 

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Contraccettivi anche ai giovanissimi? In America si discute

Pediatrics, la rivista dell'American Academy of Pediatrics, ha pubblicato un articolo su uno studio condotto da un team di ricercatori del Guttmacher Institute di New York, un'organizzazione non-profit per la promozione delle salute riproduttiva; secondo l'articolo, l'uso dei contraccettivi fra i preadolescenti (10-12 anni) è molto limitato in quanto la loro attività sessuale è molto rara e in genere non consenziente. Di conseguenza anche le gravidanze sono molto rare, ma la questione merita di essere approfondita.
L'analisi dei dati tratti dagli archivi del National Center for Health Statistics, del Guttmacher Institute e dell'U.S. Census Bureau, hanno fornito un ritratto dell'attività sessuale degli adolescenti, dell'uso che fanno dei contraccettivi e dei loro tassi di gravidanza.
Spiega il primo autore dell'articolo, il direttore delle Ricerche del Guttmacher Institute, Lawrence Finer: «Il sesso fra gli adolescenti è stato a lungo oggetto di dibattito negli Stati Uniti, e resta un argomento di primo piano, nonostante il calo del numero di gravidanze registrato negli ultimi due decenni. Sotto i 12 anni l'attività sessuale è sporadica, spesso non consensuale, e con tassi di gravidanza minimi, circa uno ogni 10mila ragazze; viceversa, ha fatto sesso il 30% degli adolescenti fra i 15 e i 17 anni, con la conseguenza di 252mila gravidanze all'anno. I contraccettivi sono utilizzati dalle ragazze di 15 anni quanto li usano quelle più grandi, ma le giovani che iniziano a fare sesso sotto i 14 anni li usano di meno. I nostri dati suggeriscono che gli operatori sanitari potrebbero migliorare la salute sessuale e riproduttiva dei più giovani insegnando loro l'uso della contraccezione prima che diventino sessualmente attivi».
La Fda (Food and Drug Administration, l'ente federale americano che vigila sugli alimenti e i farmaci), si è recentemente espressa positivamente sull'opportunità di consentire la somministrazione della pillola del giorno dopo a tutte donne che la richiedano, qualunque sia la loro età; la contraccezione d'emergenza è ormai accertato che è sicura e che anche le ragazze più giovani riescono a seguire correttamente le istruzioni per l'uso. Il presidente Obama, invece, ha manifestato la sua preoccupazione per l'eventuale disponibilità anche alle giovanissime del farmaco.
Precisa Finer: «Nel 2007 un sondaggio rivelava che il 46% degli americani riteneva che dare contraccettivi agli adolescenti li avrebbe incoraggiati a fare più sesso, il 54% voleva darli solo dopo i 16 anni, mentre il 6% li voleva proibire».
 
 
Fonte
Lawrence B. Finer – Sexual Initiation, Contraceptive Use, and Pregnancy Among Young Adolescents. Aprile 2013


 

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La pornografia sul web nuoce ai giovani

Si è concluso a Lecce nei giorni scorsi il 10° Congresso Nazionale Siams (Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità) nel corso del quale sono stati presentati i risultati di vari studi e ricerche; la ricerca condotta dall'Istituto di Endocrinologia e Andrologia dell'Università di Padova, diretto da Carlo Foresta, su 2mila adulti di età compresa fra i 20 e i 35 anni, e altrettanti diciottenni, ha rivelato l'effetto molto diverso che le pornografia sul web ha sui maschi adulti o sui ragazzi: stimolante per i primi ma deprimente per i secondi. La frequentazione assidua di siti porno e chat indebolisce nei giovani il desiderio, perché la sessualità online diventa un'abitudine, e nel 10% dei casi si trasforma in dipendenza vissuta in modo ossessivo; la sessualità virtuale si sostituisce a quella reale, inducendo a un autoerotismo che può sconfinare nel patologico, come testimonia il 25% dei casi di gravi disturbi riscontrati, come la disfunzione erettile, le turbe dell'orgasmo e l'anoressia sessuale. Il calo delle nascite nel nostro paese sta superando la soglia di allarme, ed è un altro dei temi affrontati a Lecce: l'Istat ha rilevato che nel 2011 sono nati 15mila in bambini in meno, nonostante le nascite di figli di stranieri; gli andrologi attribuiscono questa diminuzione al calo mostrato dalla salute riproduttiva dei maschi italiani, minata sia dall'ambiente che dalle mutate abitudini alimentari. Le sostanze che possono influire sull'ambiente, e quindi sulla salute, provocando reazioni allergiche, asma e squilibri del sistema ormonale, sono oltre un migliaio, come gli additivi alimentari che sono ormai contenuti in innumerevoli prodotti, dal dentifrici ai biscotti, dai cibi sottovuoto ai detersivi; queste sostanze sono legali, anche se considerate ‘potenzialmente dannose’, ma in realtà pare che dannose lo siano realmente e colpiscano la fertilità maschile, che negli ultimi decenni si è drasticamente ridotta. Una conferma della ridotta vitalità spermatica dei giovani viene da una ricerca condotta su 1.000 campioni appartenenti a volontari maschi di 40 anni, e su altrettanti di ragazzi di 18 anni; i campioni sono stati raccolti nel corso delle visite periodiche eseguite dal Centro di Crioconservazione dei Gameti Maschili dell'Azienda Ospedaliera - Università di Padova. Dalle analisi è risultato che nei diciottenni la conta degli spermatozoi è diminuita del 25% rispetto ai quarantenni; già così giovani, il 33,4% risultano ipofertili e l'1 1,7% sono gravemente ipofertili. A Lecce è stata presentata un'altra ricerca sul calo della fertilità, in questo caso dei giovani che vivono in città. Condotta dalla Siams su circa duemila ragazzi, ha dimostrato che il calo nei confronti dei coetanei che vivono in provincia è del 30%: 170 milioni di spermatozoi contro 240 milioni; responsabili di questo fenomeno sarebbero inquinanti e altre sostanze chimiche presenti nell'ambiente metropolitano, che agiscono come distruttori endocrini (Endocrine Distruptors) sull'apparato riproduttivo già durante le sua formazione, nel corso della gravidanza. Il calo della fertilità si può attribuire anche ad altre cause, come le patologie del sistema riproduttivo maschile, gli stili di vita sbagliati, il sovrappeso e l'obesità, il fumo, l'alcol e le droghe, le infezioni contratte a causa del mancato utilizzo di precauzioni nel corso dei rapporti sessuali. Katherine Esposito, endocrinologa della II Università degli Studi di Napoli, ha presentato a Lecce un ‘Questionario di autodiagnosi’ studiato per le donne per analizzare il proprio grado di soddisfazione sessuale; anche le donne, come gli uomini, sono infatti esposte a maggiori rischi di malattie cardiovascolari a causa dell'insoddisfazione sessuale; rischiano anche diabete e pressione alta, sia prima che dopo la menopausa. La soddisfazione sessuale femminile è più complessa di quella degli uomini perché è frutto di diversi fattori: psicologici, ormonali, endocrini e fisici ed è attraverso le risposte alle 19 domande del questionario che ci si può fare un'idea della condizione sessuale della donna e, in caso di problemi, se ne possono cercare cause in tutto l'organismo.

Fonte
X Convegno della Società italiana di andrologia e medicina della sessualità (Siams), Lecce, 15-17 novembre 2012

 

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I giovani sono poco informati sulle malattie sessualmente trasmissibili

La sessualità dei giovani è sempre più precoce ma non è accompagnata da un'adeguata informazione, con la conseguenza che le Mts (Malattie Sessualmente Trasmissibili) sono in continuo aumento. A questo proposito, una ricerca condotta in 36 paesi del mondo su circa 30mila adulti per conto di un'azienda che produce preservativi, dal titolo Sexual Wellbeing Global Survey, rivela che l'80% delle persone intervistate ritiene che l'educazione sessuale sia importante per una sessualità responsabile in Italia la situazione non è però felice: per esempio, solo il 17% ritiene che le informazioni sulla vita sessuale ottenute attraverso la scuola, primaria, secondaria o universitaria, rappresentino una fonte, contro il 32% del resto del mondo, e per quelle ottenute nella sola università, il 5%, contro l'11%. Alla luce della continua crescita delle Mts, una nota azienda che produce preservativi ha lanciato in Italia una campagna informativa per una corretta educazione sessuale, dal titolo, Safe Book, rivolta a 600mila studenti, che coinvolgerà 7mila istituti, 4mila delle medie superiori e per la prima volta anche 3mila delle scuole medie inferiori, limitatamente agli studenti del terzo anno.
L'iniziativa ha ottenuto il patrocinio dell'Associazione Nazionale per la Lotta all'Aids (Anlaids) e la collaborazione delle Asl di riferimento, che metteranno a disposizione i loro esperti come supporto ai docenti. Fra i ragazzi che parteciperanno al concorso online Sicuro di saperlo? verranno anche estratti nove viaggi studio presso il National College of Ireland di Dublino. Nel corso della campagna le informazioni saranno fornite anche con il supporto di lavagne multimediali Lim che trasmetteranno le ‘ videolesson’ tenute dal responsabile della Struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia presso l'Ospedale di Niguarda di Milano, Maurizio Bini. Il direttore dell'Unità Operativa Malattie Infettive dell'Azienda Ospedaliera San Gerardo di Monza, Andrea Gori, osserva: «Dal punto di vista epidemiologico, da qualche anno il problema delle malattie sessualmente trasmissibili ha subito un incremento importante; ora i giovani hanno una sessualità diversa, maggiormente promiscua, ma la presa di coscienza e le conoscenze sono diminuite.
A preoccupare, prima di tutto, la Mts correlata al virus dell'Hiv; negli anni è diminuita la mortalità grazie alle nuove terapie, ma in Italia il numero di nuovi casi è in costante aumento, ora tenuto alto soprattutto dagli eterosessuali: fino a qualche tempo fa persone di 40-50 anni, ma negli ultimi anni sempre più giovani. Sono soggetti che non hanno vissuto pienamente l'epoca in cui si moriva di Aids, perché troppo piccoli o non ancora nati; ora, un ragazzo di 15 anni che si affaccia alla sessualità lo fa in maniera molto promiscua e poco informata perché mancano comunicazione e prevenzione adeguate.
Sono in aumento sifilide, infezioni gonococciche e uretriti da Clamidia e Mycoplasma, ma su questo ambito di patologie vige ancora un tabù: i giovani che contraggono una Mts non ne discutono facilmente con i genitori oppure non si recano dal medico da soli. I medici di base hanno una grande potenzialità nel passare un corretto messaggio di prevenzione, e anche la scuola rappresenta una fonte di comunicazione ma l'educazione sessuale viene fatta troppo velocemente o in maniera limitata. Parallelamente, è difficile essere capillari nell'informazione».

Fonti
Sexual Wellbeing Global Survey, 2012
Safe book, 2012

 

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Il desiderio di essere magre forse è nel Dna

Sarebbe un fattore innato, presente nel codice genetico, a spingere una donna a dimagrire: secondo la ricerca della Michigan State University, il Dna avrebbe quasi la metà (43%) della responsabilità del desiderio femminile di assecondare modelli fisici spesso lontani dai propri. I dati sono ancora preliminari e dovranno essere approfonditi da ulteriori ricerche per identificare quali siano i geni responsabili del desiderio di magrezza, geni che potrebbero anche essere gli stessi che provocano i disordini alimentari come anoressia e bulimia, e per valutare le influenze dell'ambiente esterno sulla genetica. Jessica Suisman, la ricercatrice autrice dello studio, spiega: «Tutte siamo bombardate da messaggi che esaltano le virtù dell'essere magre e da esempi di figure femminili fin troppo esili, quasi scheletriche, ma questi modelli non fanno presa su tutte le donne. Alcune cercano di imitarli, altre invece non se ne curano affatto, e ci siamo chiesti se ci fosse qualche innata ragione alla base di questi diversi comportamenti». Lo studio è stato condotto su oltre 300 gemelle di età compresa fra i 12 e i 22 anni; alle ragazze è stato chiesto quanto forte fosse per loro il desiderio di assomigliare ai modelli di magrezza proposti dai mass media, confrontando poi le loro risposte suddividendole fra quelle date dalle gemelle monozigote (con identico patrimonio genetico) e quelle date dalle gemelle fraterne, (dizigote, con solo metà del patrimonio genetico comune). Il risultato lo descrive Suisman: «Le gemelle identiche mostravano livelli di idealizzazione della magrezza più simili tra loro di quanto non fosse per l'altro tipo di gemelle; questo suggerisce che la genetica potrebbe avere un ruolo nella questione». L'ambiente, comunque, ha un suo ruolo nella ricerca esasperata della forma fisica: frequentare per lavoro, per studio o svago persone per cui la magrezza è importante, o praticare sport che la richiedono, influenza fortemente le donne, anche se quelle geneticamente ‘portate’, secondo i ricercatori statunitensi sono maggiormente vulnerabili. Il desiderio di assecondare modelli fisici lontani dai propri spinge sempre più giovani a entrare in conflitto con il proprio corpo, e a cadere quindi nei disturbi alimentari: lo studio del ruolo della genetica potrebbe essere di grande aiuto per evitarli. Lo studio statunitense è stato pubblicato sull' International Journal of Eating Disorders.

Fonte
Jessica L. Suisman et al - Genetic and environmental influences on thin-ideal internalization. International Journal of Eating Disorders, October 2012

 

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Fumo: chi comincia a 15 anni triplica il rischio

Secondo i dati diffusi dall'associazione i.think, di cui è presidente il senatore Ignazio Marino, cominciare a fumare presto provoca danni gravissimi, tanto che “…chi comincia a fumare a 15 anni ha una probabilità di morire di cancro tre volte maggiore rispetto a chi inizia 10 anni più tardi”, dato ancora più allarmante considerando che il 90% di chi fuma comincia entro i 20 anni. Questi dati emergono da uno studio che è stato presentato da Marino alla sala Nassirya del Senato, alla presenza del ministro della Salute, Renato Balduzzi; spiega Marino: «La vita di un fumatore abituale è di circa 10 anni inferiore rispetto a quella di un non fumatore, e il consumo di sigarette giornaliero medio di un ragazzo non si discosta significativamente dal quello di un adulto». Per i ragazzi il tabagismo è una ‘malattia’ che inizia come una sfida per apparire più grandi e si tramuta in un'abitudine: sono circa un milione e mezzo i ragazzi italiani dai 15 ai 24 anni che fumano, e fra loro le ragazze sono in aumento. Muore a causa delle conseguenze del fumo una persona ogni 6 secondi, a un tasso di mortalità superiore a quello di tutte e due le guerre mondiali; e arriverà a superare il miliardo, il numero totale di persone morte per il fumo entro la fine del XXI secolo, secondo la previsione fatta dal direttore generale dell'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), Margareth Chan. Fra le vittime ci sono anche i non fumatori. La continua crescita del fenomeno può essere rallentata solo con un'opera di prevenzione che deve cominciare dalla scuola, che potrebbe avere un ruolo fondamentale nel combattere questa ‘malattia, spiegando già ai giovanissimi i rischi del fumo. Antonio Tomassini, presidente della Commissione Sanità al Senato, ha sottolineato che si investe nella prevenzione solo un miliardo dei proventi che derivano dal fumo, che ammontano a 133. Tomassini annuncia: «Il decreto legge ora in discussione non ha costi e ha già ottenuto la procedura deliberante della Commissione Sanità; stiamo aspettando il via libera della Commissione Bilancio e per l'ok definitivo non ci sarà bisogno del voto dell'aula. Poi passerà alla Camera». Generazione in fumo, strategie per non cominciare, strumenti per smettere, è il titolo eloquente dello studio.

Fonte
«Generazione in fumo, strategie per non cominciare, strumenti per smettere» Progetto presentato al Senato e curato dall'associazione I-think presieduta da Ignazio Marino

 

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Anche per i ragazzi il vaccino anti Hpv?

La vaccinazione contro il Papilloma virus umano (Hpv) contribuisce alla prevenzione del tumore al collo dell'utero, per questo è stata finora riservata solo alle adolescenti femmine. Ma nel corso del VI Congresso Nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), che si è concluso nei giorni scorsi, è stata formulata la richiesta di inserire nel programma di vaccinazione anche i ragazzi, oltre alle ragazze. Giuseppe Mele, presidente Fimp, ritiene che per «... indirizzare le famiglie verso tale decisione» sia necessaria la crescita del ruolo del pediatra di famiglia. Infatti, osserva: «Alla luce dell'aumento delle malattie veneree e dell'abbassamento dell'età dei primi rapporti sessuali tra gli adolescenti, è importante che, per prevenire le infezioni correlate, tale vaccinazione venga estesa anche ai maschi. Attualmente la vaccinazione è gratuita per le ragazze dodicenni, ma a oggi la percentuale di immunizzazione raggiunta tra la popolazione, nonostante la gratuità del vaccino è solo del 56-60%».

Fonte
Sanità News, ISS, 26 settembre 2012

 

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Fra i giovani è in aumento l'impotenza

Nel corso del World Meeting on Sexual Medicine che si è tenuto a Chicago, è stato presentato uno studio multicentrico che ha rivelato che è in calo l'età degli uomini che soffrono di De, Disfunzione Erettile, e che ne sono colpiti soprattutto i giovani maschi italiani, in una percentuale che raggiunge il 6% nella fascia fra i 18 e i 39 anni, contro il 4-5% degli altri paesi; lo studio rivela inoltre che quasi la metà di loro non cerca di curarsi né assume i farmaci eventualmente prescritti. Il sovrappeso, la sedentarietà e il basso reddito sono alcuni dei fattori di rischio. Lo studio è stato condotto sulle risposte date ai test psicometrici sulla qualità della vita, sul lavoro e la vita sessuale da oltre 28mila maschi adulti di Francia, Germania, Inghilterra, Italia e Spagna. Le proiezioni fatte nei sei mesi precedenti lo studio hanno rivelato che il 17% degli abitanti delle nazioni europee più popolose (21 su 125milioni) era stato colpito da disfunzione erettile, con un aumento del 4,2% rispetto alle rilevazioni precedenti; dal confronto con i dati precedenti risulta anche un nuovo fattore di rischio, rappresentato dalla povertà: fra gli uomini a basso reddito l'incidenza è del 28% contro il 25% degli uomini con redditi più alti. Parlare dell'impotenza non è però più un tabù, come dimostra il 32,8% di uomini con De che ne parlano con le partner, il 30,1 che si rivolgono allo specialista, e il 20,1% che si confida con altri uomini; nel 36,8% dei casi le donne sono coinvolte nella visita dallo specialista, una su cinque (20,2%) ne parla con le amiche e il 15,1% si rivolge al medico. Gli uomini obesi o sovrappeso sono maggiormente colpiti dall'impotenza: 72,5% contro il 56,4% dei normopeso; ma è fra i ragazzi che si registra l'aumento più preoccupante; spiega l'andrologo e professore di Sessuologia Medica all'Università degli Studi dell'Aquila, Emanuele Jannini, che ha coordinato lo studio: «I nostri ragazzi, rispetto ai loro coetanei europei, sono più sinceri, perché ammettere di avere problemi è un eccellente parametro per giudicare il grado di maturazione di una società. Spetta a noi andrologi dare le risposte che i nostri ragazzi cercano». Ed è infatti il ruolo del medico nella cura delle disfunzione sessuali una delle questioni aperte, perché dopo che l'andrologia è stata tolta dagli insegnamenti universitari, molti si sono improvvisati specialisti senza averne la preparazione, prescrivendo farmaci prima ancora di aver verificato se la causa del problema poteva ricercarsi negli eventuali problemi di coppia. Probabilmente questa è anche una delle ragioni per cui oltre la metà di chi ha ricevuto la prescrizione di un farmaco, poi non lo assume, come emerge dal libro bianco La De: cambiamenti nell'immaginario e nella realtà, realizzato dall'istituto di ricerche di mercato Datanalysis con l'azienda farmaceutica Lilly Italia, secondo cui il 74,7% dei medici prescrive come prima terapia i farmaci, anche prima di aver sottoposto il paziente ad analisi. I farmaci inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5 (Pde-5) sono adatti per la cura delle disfunzioni erettili: dopo il Viagra è arrivato il Cialis e ultimamente il Levitra orodispersibile.

Fonte
Jannini E. World Sexual Medicin Congress, Chicago 2012

 

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La sessualità degli adolescenti e il web

Temi clinici come la comparsa del diabete di tipo 2 nei giovani, il rischio cardiovascolare in età pediatrica, il disturbo mentale in età evolutiva, e temi di interesse professionale più strettamente assistenziale come la nascita del Prontuario del Farmaci essenziali in campo pediatrico, il nuovo piano vaccinale nazionale, la farmaco-vigilanza in pediatria, sono stati affrontati nel corso del 2° Congresso Nazionale del Sindacato Medici Pediatri di Famiglia (SiMPeF) che si è appena concluso a Baveno. Un altro tema è stato quello relativo al rapporto degli adolescenti con il sesso e della crescita del fenomeno sexting. Il presidente SiMPeF, Rinaldo Missaglia, spiega: « La figura del pediatra di famiglia è un'istituzione unica nel Servizio Sanitario italiano, che esiste solo nel nostro paese e accompagna i genitori nella crescita dei propri figli dalla nascita fino allo sviluppo sessuale, cioè da zero a 16 anni. Il nostro compito è quindi duplice perché ci occupiamo dell'aggiornamento e della formazione dei nostri associati per curare al meglio i piccoli pazienti ed educare loro e i loro genitori alla prevenzione delle malattie e guidarli della difficile fase del cambiamento adolescenziale; ma ci dobbiamo anche impegnare a sostenere e difendere il patrimonio che il nostro ruolo rappresenta, operando di concerto con il Ministero della Salute e le Regioni». Un'indagine condotta in Lombardia recentemente rivela che l'87% dei genitori è soddisfatto del pediatra di famiglia e l'85% di loro lo riconfermerebbe e lo consiglierebbe ad altri; il 70% delle famiglie vede nel pediatra un punto di riferimento fondamentale per tutte le indicazioni relative alla salute dei figli. Il direttore del Centro Riproduzione e del Centro dell'Onig (Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere) presso l'Ospedale Niguarda di Milano, il sessuologo Maurizio Bini, affronta il tema del web in relazione con la sessualità adolescenziale: «Il 74% degli adolescenti maschi e il 37% delle femmine di pari età, ricorre al web per fare sesso, vedere sesso, sapere tutto sul sesso e cercare un partner; un dato che colpisce e che molto spesso i genitori sottovalutano. L'attualità del tema della sessualità adolescenziale è dovuta all'anticipo dei tempi di maturazione fisica e al ritardo di acquisizione del senso di autonomia e responsabilità che hanno prolungato la fascia temporale dell'adolescenza. Se fino a poco tempo fa si stimava nel 60% la percentuale dei giovani che praticavano la prima sessualità di coppia in età adolescenziale, oggi tale valore ha subito significativi incrementi; inoltre, la rivoluzione informatica ha complicato le cose perché ha consentito nuovi percorsi, spesso incomprensibili per le generazioni precedenti, per la soddisfazione sessuale individuale». Emergono fenomeni come l'invio attraverso il web di immagini sessualmente esplicite o testi riferiti al sesso: il ‘sexting’ (dall'inglese sex, sesso, e texting, pubblicare testo). A questo proposito osserva Bini: «Il sexting è una pratica che segue un suo rituale ben preciso, come fotografarsi nudi o in pose provocanti, ovviamente di nascosto dai genitori, e inviare le immagini per Mms o e-mail; secondo una recente indagine, il 20% degli adolescenti ha inviato queste immagini e il 40% le ha ricevute, il che significa che esiste anche un sexting passivo, non voluto, ma ugualmente rischioso per lo sviluppo dell'identità sessuale del giovane. Inoltre, il 25% degli adolescenti che pratica il sexting invia le proprie immagini non solo al partner o all'amico in cui ripone fiducia, ma a più persone, in maniera assolutamente irresponsabile». Sul web sono disponibili immagini sessualmente esplicite la cui ricerca è in continuo aumento; spiega Bini: «Esistono circa due miliardi di siti pornografici, una possibilità di scelta infinita che può provocare nei giovani evidenti ripercussioni sulla sessualità agíta, e in particolare sul rapporto di fedeltà al partner, perché si crea un rapporto con le immagini e l'immaginazione instabile: non si è fedeli al partner ‘fantasma’ quindi lo si sarà probabilmente meno anche a quello reale». Missaglia sottolinea il ruolo che deve assumere il pediatra di famiglia: «Quanti genitori hanno idea di tutto ciò?, Quanti possono avere bisogno di un professionista competente, preparato, capace di assisterli anche da un punto di vista medico, per affrontare questa fase della vita dei propri figli? Un pediatra di famiglia deve prepararsi a rispondere a questi quesiti, ed è per questa ragione che abbiamo dedicato a questo tema un ruolo di primo piano nel nostro congresso». Il Prontuario del Farmaci essenziali in campo pediatrico, è invece un'iniziativa volta a migliorare le abitudini prescrittive, razionalizzare l'uso dei farmaci e in questo modo garantire il livello delle cure ai bambini, anche in tempi di ‘spending review’, come spiega Missaglia: «Un aspetto fondamentale per tutti noi oggi è quello dell'appropriatezza delle cure; SiMPeF è da tempo impegnata nel duro esercizio di trovare soluzioni che, nell'ambito dei vincoli di bilancio delle Regioni, soddisfino tanto la professionalità del pediatra di famiglia, quanto le attese delle famiglie. Uno strumento potrebbe essere il Prontuario del Farmaci essenziali in campo pediatrico, da mettere a disposizione di tutti i pediatri italiani; gli studi di farmacoepidemiologia descrivono un particolare profilo prescrittivo dei pediatri di famiglia italiani, con un elevato impiego di farmaci molto simili fra loro, per struttura e meccanismo d'azione». Aggiunge il Capo del Dipartimento di Salute Pubblica dell'Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri, Maurizio Bonati: «In un'indagine condotta in Lombardia nel 2006, e confermata nel 2008, sono stati prescritti a circa un milione di bambini sotto i 14 anni, oltre 600 principi attivi, una quarantina dei quali rappresentano il 90% di tutte le prescrizioni. In una successiva rilevazione si è cercato di approfondire e di valutare quali farmaci risultassero maggiormente ‘condivisi’ tra i pediatri: si è visto che solo 22 farmaci erano prescritti da oltre il 75% dei pediatri; diventavano 42 se l'asticella veniva abbassata al 50% dei prescrittori. Al contrario, il 90% dei principi attivi era condiviso nella pratica prescrittiva da meno del 25% dei pediatri. Questi dati confermano che oggi viene prescritta una pletora di farmaci cosiddetti me-too, nonostante quanto indicato dalle linee guida nazionali e internazionali. Da qui l'idea di dare vita a un prontuario di farmaci da ritenere essenziali in campo pediatrico e di mettere in atto un progetto formativo volto a modificare abitudini prescrittive non conformi ai suggerimenti della letteratura». Missaglia si augura di poter vedere presto i risultati di questo lavoro, iniziato un anno fa: « È dimostrato, tra l'altro, che l'intensificazione dei percorsi di formazione dei pediatri di famiglia sulla valutazione dell'appropriatezza delle cure, unita a campagne di informazione ai genitori affinché riducano le richieste immotivate di prescrizioni, contribuisce a un uso più razionale dei farmaci e porta a un'importante riduzione della spesa». Il Prontuario è frutto della collaborazione del SiMPeF con l'Istituto Mario Negri e l'Acp (Associazione Culturale Pediatri).

Fonte
2° Congresso Nazionale del Sindacato Medici Pediatri di Famiglia (SiMPeF)

 

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Tatuaggi: attenzione all'inchiostro

Dalla Food and drug administration (Fda, l'ente federale americano che vigila sugli alimenti e i farmaci) americana arriva un grdo d'allarme per alcuni casi di infezioni a seguito di tatuaggi. Il batterio si chiama M.chelonae (Mycobacterium chelonae, della famiglia dei Ntm, nontuberculous Mycobacteria) e ha provocato molti casi di infezioni a persone che si sono sottoposte a tatuaggi negli USA; in quattro stati ha contaminato l'inchiostro, causando malattie polmonari, problemi agli occhi e infezioni a diversi organi, tutte patologie di difficile diagnosi e molto lunghe da curare. I primi casi di infezione sono stati segnalati a partire dalla fine del 2011 dalla Fda, che raccomanda di prestare la massima attenzione e di farsi praticare i tatuaggi solo in centri specializzati e sicuri."

Fonte
Kennedy BS et al - Outbreak of Mycobacterium chelonae Infection Associated with Tattoo Ink. N Engl J Med 2012

 

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Fumo, bevande zuccherate, giochi d'azzardo: novità in un decreto

Sono già scoppiate le polemiche per un decreto legge che il ministro della Salute, Renato Balduzzi, presenterà al Parlamento il 31 agosto; il decreto prevede, fra l'altro, forti tasse sulle bibite gassate e zuccherate, divieto di vendita di tabacchi ai minori di 16 anni, divieto di aprire sale con giochi d'azzardo nelle vicinanze delle scuole. I problemi che sono stati sollevati sono stati definiti dal ministro ‘tecnici’ e ritiene che possano essere superati; nella bozza, che è stata consegnata alle Regioni il 24 agosto ed era stata ultimata il 10 agosto, sono contenuti una serie di provvedimenti in vari settori.
Uno fra i più importanti prevede una multa che può arrivare a 1.000 euro per chi venda sigarette ai minori di 18 anni, e che può raddoppiare in caso di recidiva: «Chiunque vende o somministra i prodotti del tabacco ai minori di anni 18 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 1.000 euro. Se il fatto è commesso più di una volta, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2.000 euro e la sospensione per tre mesi della licenza all'esercizio dell'attività».
Un articolo già molto controverso è quello che riguarda la tassazione aggiuntiva prevista per le bibite, alcoliche o analcoliche, che contengono zuccheri o dolcificanti aggiunti: «… È introdotto per tre anni un contributo straordinario a carico dei produttori di bevande analcoliche con zuccheri aggiunti ed edulcoranti, in ragione di 7,16 euro per ogni 100 litri immessi sul mercato, nonché a carico di produttori di superalcolici in ragione di 50 euro ogni 100 litri immessi sul mercato. …Il ricavato sarà destinato al finanziamento dell'adeguamento dei livelli essenziali di assistenza e del fondo per la non autosufficienza». Questa tassa è già stata introdotta in Francia, accolta anche lì da polemiche.
Gli apparecchi per il gioco d'azzardo che possono creare dipendenza «…non possono essere installati all'interno, ovvero in un raggio di 500 metri, da istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socioassistenziale, luoghi di culto».
Non sono previsti solo multe e divieti, nel decreto legge del ministro Balduzzi; prevede infatti l'aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) relativo alle «…prestazioni relative alla prevenzione, cura e riabilitazione delle persone affette da dipendenza da gioco d'azzardo patologico»; prevista anche la riformulazione degli elenchi delle malattie croniche e delle malattie rare.
Un altro degli articoli del decreto prevede l'introduzione del ‘fascicolo sanitario elettronico’ per dematerializzare i dati sanitari; Regioni e Provincie autonome dovranno farsene carico. Già nel novembre dell'anno scorso era stata introdotta la ricetta elettronica per la digitalizzazione delle procedure sanitarie.
Una norma prevede «…la pubblicazione online dei prezzi unitari corrisposti dalle aziende sanitarie per gli acquisti di beni e servizi», questo per garantire la trasparenza delle procedure d'acquisto; la riorganizzazione dei medici di base garantirà l’assistenza 24 ore su 24 e le parcelle dei medici non potranno superare i massimali previsti.
Ancora incerta la presenza nella versione definitiva del decreto, della novità prevista dalla bozza, che prevede la visita specialistica in caso si voglia intraprendere un'attività sportiva a livello agonistico; dovrebbe bastare ancora il certificato del medico di base, anche se saranno raccomandati controlli molto accurati.
Il decreto fissa anche le regole per le nomine dei direttori generali in ambito sanitario: dovranno avere un'età non superiore ai 65 anni alla data della nomina e «…un diploma di laurea magistrale e adeguata esperienza dirigenziale, almeno quinquennale nel campo delle strutture sanitarie, e settennale negli altri settori, con autonomia gestionale e con diretta responsabilità delle risorse umane, tecniche o finanziarie». Le Regioni, in particolare, dovranno prevedere le nomine «…garantendo adeguate misure di pubblicità dei bandi, delle nomine e dei curricula, di trasparenza nella valutazione degli aspiranti».

Fonte
La redazione, 28 agosto 2012

 

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Pericoli della marijuana anche in piccole dosi

Più del fumo delle sigarette nuoce alla salute il fumo delle droghe leggere: bronchite cronica, tubercolosi, aumento del rischio di tumore polmonare e di problemi cardiocircolatori e psichici come la schizofrenia.
A questa conclusione si è giunto dopo un sondaggio commissionato dalla British Lung Foundation, istituzione benefica che finanzia progetti di ricerca sulle malattie polmonari e assiste le persone affette da quelle malattie.
Con mille volontari, il sondaggio ha fatto emergere che questo tipo di droga è molto diffuso, soprattutto fra i giovani (ne fa uso uno su tre, al di sotto dei 24 anni) e che la sua pericolosità non è percepita, perché si ritiene erroneamente che sia meno dannosa del tabacco: ne è convinto l'8 8% e oltre il 33% degli intervistati considera l'uso di marijuana un passatempo innocuo e addirittura salutare. L'Amministratore Delegato della Fondazione, Helena Shovelton, chiarisce: «Non c'è nulla di più falso, lo spinello espone al rischio di tumore polmonare circa venti volte di più rispetto alla sigaretta di tabacco». C'è un fattore che attenua le conseguenze del fumo di 'erba' ed è il periodo relativamente breve di esposizione a questo tipo di fumo, che è abitudine dei giovani fino ai trent'anni, età dopo la quale in maggioranza smettono, abbreviando così l'esposizione alle sostanze nocive che si sviluppano a causa delle modalità con cui si fuma la marijuana; sono infatti le boccate più profonde e lunghe fino al doppio di quelle di un fumatore di tabacco, che fanno entrare nei polmoni il quadruplo del catrame e il quintuplo del monossido di carbonio, provocando i danni peggiori. La scarsa consapevolezza, che è molto diffusa sui danni delle 'canne', e la frequente lettura scorretta delle notizie sull'uso terapeutico della cannabis, possono alterare la percezione del pericolo; per queste ragioni è necessario che i consumatori siano informati dei rischi, e la British Lung Foundation ha in programma una campagna di sensibilizzazione.

Fonte
British Lung Foundation, 2012

 

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L'interesse per la droga dipende dal cervello

Un team di ricercatori dell'University of Vermont attribuisce la propensione all'uso di droghe ad alcune anomalie del cervello: particolari tipi di interconnessioni fra i neuroni impedirebbero il controllo degli impulsi e quindi impedirebbero di resistere alle dipendenze da sostanze come le droghe ma anche fumo, alcol, ecc. Hugh Garavan, autore dello studio insieme a Robert Whelan e a ricercatori di università di vari paesi, spiega: «La presenza di particolari network sembra precedere l'abuso di droghe e non esserne la conseguenza; la diminuita attività del network che coinvolge la corteccia orbito-frontale rende la persona più impulsiva, e nell'adolescenza l'associa al ricorso ad alcol, sigarette e sostanze illegali». Le persone che hanno un funzionamento adeguato di quell'area cerebrale riescono a resistere alle tentazioni dei comportamenti che possono mettere in pericolo la salute. Grazie alla risonanza magnetica, i ricercatori statunitensi hanno potuto analizzare le aree interconnesse del cervello (network) di quasi duemila ragazzi americani di 14 anni; attraverso lo studio dei flussi sanguigni sono riusciti a individuare i network che si attivano quando si prendono delle decisioni. Secondo i risultati della ricerca, questi network non sono correlati, come si riteneva finora, ai disordini da iperreattività con deficit di attenzione (Adhd, Attention Deficit Hyperactivity Disorder), come osserva Garavan: «La conclusione è che l'impulsività è ripartita su diverse aree del cervello, una legata all'uso di droghe e l'altra, distinta, correlata all'iperreattività». Lo studio dei meccanismi del cervello che spingono gli adolescenti a comportamenti impulsivi o che impediscono il controllo inibitorio nei confronti dei comportamenti a rischio, potrebbe in futuro essere utilizzato come biomaker e come strumento di prevenzione; nel mondo industrializzato la mortalità fra i giovani per incidenti prevedibili è mediata proprio dall'imprudenza tipica dell'età ed è spesso legata all'uso di sostanze stupefacenti e di alcol. La ricerca, che è stata pubblicata sulla rivista Nature Neuroscience, è basata su un altro studio dell'Unione Europea, l'Imagen Consortium, un progetto che prevede la valutazione della salute mentale e della tendenza ai comportamenti a rischio di circa 2.000 quattordicenni di Francia, Germania, Inghilterra e Irlanda, che per alcuni anni saranno sottoposti a controlli effettuati con questionari, interviste, analisi genetiche e comportamentali, e test di neuroimaging, come la risonanza magnetica.

Fonte
R Whelan H Garavan, Nature Neuroscience, 2012

 

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Gli adolescenti sono troppo sedentari

Il 60% dei giovani italiani trascorre circa 11 ore al giorno seduto: sui banchi di scuola, a casa a mangiare, a studiare, al computer, al telefono o davanti alla tv; Una vera 'epidemia di sedentarietà' causata dalla somma delle ore passate a scuola (minimo quattro ore), più quelle passate alla tv (il 17,3% dei ragazzi guarda la tv per più di tre ore al giorno, e sono in aumento), più quelle su internet (in media 3-4 ore al giorno fra tv e pc, con punte anche di sei ore), più un'ora e mezza per mangiare e un'altra ora e mezzo per i compiti: almeno 10-11 ore, durante i mesi della scuola. Questi, i dati che emergono dall'indagine 2012 Abitudini e Stili di Vita degli Adolescenti, condotta dalla Società Italiana di Pediatria (Sip) su un campione di 1042 maschi e 1039 femmine di terza media; Alberto G. Ugazio, presidente Sip, osserva: «Questi dati ci preoccupano non poco. La sedentarietà, com'è noto, è un determinante importante dell'obesità, quindi della sindrome metabolica e come fattore predisponente delle principali malattie cardiovascolari degenerative e tumorali dell'adulto e dell'anziano. D'altro canto, non bastano certo le due ore a settimana di sport per recuperare le tante ore passate seduti. Ulteriore conferma degli stili di vita errati è il fatto che il mezzo utilizzato più frequentemente per andare a scuola è l'auto, utilizzata nel 43,1% dei casi». E l'attività sportiva praticata dagli adolescenti non contribuisce a migliorare la situazione; Adolescenti e Sport è l'approfondimento che la Sip ha realizzato con la Fmsi (Federazione Italiana dei Medici Sportivi), da cui emerge che per circa il 40% dei ragazzi e il 44% delle ragazze, l'unica attività fisica è costituita dalle due ore scarse settimanali di ginnastica a scuola. Inoltre, i giovani che stanno più tempo seduti alla tv o al computer sono anche quelli che preticano meno sport; per migliorare queste abitudini, secondo il presidente Fims, Maurizio Casasco, è opportuna una sempre più stretta collaborazione fra pediatri e medici dello sport. Gli adolescenti vanno anche a letto tardi: oltre la metà va a dormire dopo le 23 durante la settimana, e la quasi totalità (90%) se il giorno dopo non c'è scuola; a letto guardano spesso la tv e ancora più spesso navigano su internet (il 61% del campione ha la tv in camera, il 68% il pc e il 45% li ha entrambi). Il bullismo sembrerebbe in calo, o almeno gli adolescenti lo percepiscono meno: nel 2008 il 75% dei ragazzi aveva assistito ad atti di bullismo ma la percentuale è scesa l'anno scorso al 61,5% e ora è al 54%; sempre più in calo anche la percentuale di giovanissimi che considerano in gamba chi è prepotente: dal 4,5 al 2,4%. C'è però il fenomeno nuovo del cyberbullismo: le molestie, le persecuzioni, le offese, che si diffondono nella rete, veicolate soprattutto dai social network più frequentati dai giovani; Luca Bernardo, della Direzione Nazionale Sip spiega: «Il bullismo elettronico permette un maggiore anonimato del bullismo diretto o di quello indiretto di tipo sociale, anonimato che può far diminuire il senso di responsabilità da parte di chi agisce, permettendo l'azione prevaricante anche da parte di soggetti che nella conflittualità sociale diretta non troverebbero la forza di agire. Il cyberbullismo inoltre, consente al bullo di ‘ diventare un eroe multimediale’ e fa sì che la vittima non rimanga vittima una sola volta, ma diventi la vittima catturata dall'infinito spazio virtuale; e l'immagine (fotografia, film, ecc.) che riprende la violenza subita (verbale o fisica) viene immortalata e resa intangibile nello spazio virtuale». Il cyberbullismo viene registrato già dal 43% dei ragazzi, percentuale che sale al 62% fra quelli che frequentano più assiduamente la rete. L'indagine Abitudini e Stili di Vita degli Adolescenti è giunta alla quindicesima edizione ed è stata presentata nel corso del 68° Congresso Nazionale Sip che si è tenuto nei giorni scorsi a Roma.

Fonte
"Abitudini e stili di vita degli adolescenti”, Società Italiana di Pediatria, 2012

 

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Depressione, forse favorita da pubertà precoce

Psychoneuroendocrinology, la rivista ufficiale della Società Internazionale di Psiconeuroendocrinologia, ha pubblicato una ricerca dell'University of Melbourne che ha dimostrato che i bambini che si sviluppano precocemente avranno maggiori possibilità di soffrire di depressione nel corso dell'adolescenza. Infatti pare che l'eccesso di attività dell'ipofisi possa creare difficoltà nei ragazzi, e soprattutto nelle ragazze, a gestire lo stress. L'ipofisi, o ghiandola pituitaria, è una ghiandola endocrina che sta alla base del cervello e che, fra le altre funzioni, produce gli ormoni che regolano gli organi sessuali. Durante lo studio sono stati esaminati con la risonanza magnetica in tre diverse fasi, i cervelli di 155 giovani di entrambi i sessi, dai 12 ai 18 anni, con il risultato che i ragazzi in cui l'ipofisi risultava ingrossata precocemente, erano quelli che entravano prima nella fase puberale e che incontravano in seguito maggiori difficoltà ad affrontare situazioni stressanti. La ricerca smentisce la teoria secondo cui la depressione che accompagna spesso i ragazzi che si sviluppano prima degli altri sia dovuta allo scherno di cui sono spesso fatti oggetto dai coetanei. La ricerca è stata condotta da Sarah Wittle del Melbourne Neuropsychiatry Centre dell'Università della città australiana, in collaborazione con un centro specializzato nella salute mentale dei giovani.

Fonte
Sarah Whittle et al - Pituitary volume mediates the relationship between pubertal timing and depressive symptoms during adolescence. Psychoneuroendocrinology 2012, 881-891

 

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Sono oltre 3milioni i giovani che soffrono di disturbi alimentari

Supera i tre milioni, il numero di persone che in Italia sono malate di anoressia o di bulimia, e ora fra questi se ne contano 500mila che soffrono di drunkoressia, una condizione in via di diffusione fra i teenager, che acquisiscono le calorie di cui hanno bisogno esclusivamente dall'alcol, sommando così una doppia condizione patologica: l'anoressia e l'alcol-dipendenza. La psichiatra e psicoterapeuta, Laura Dalla Ragione, referente del Ministero della Salute, spiega: «Stiamo parlando di tre milioni di persone ammalate che soffrono di anoressia, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata. E di anoressia si muore, sia per suicidio sia per effetti collaterali importanti. Oggi è la prima causa di morte psichiatrica, ancor più della depressione: ogni anno ne muoiono 7-8mila persone». La drunkoressia è il nuovo fenomeno che colpisce i giovani: ne soffrono 500mila dei tre milioni di giovani che soffrono di disturbi alimentari; spiega Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio Nazionale Alcol dell'Istituto Superiore di Sanità e presidente della Sia (Società Italiana di Alcologia): «In soggetti sottopeso la drunkoressia provoca un dimagrimento patologico e crea dipendenza da alcol». Ci sono centri specializzati nella cura di questa patologia ma in Italia sono ancora pochi; quello di Villa Miralago, a Varese, è il più grande e al momento ha in cura 46 giovani, fra cui anche alcuni al di sotto dei diciott'anni. La scarsità di centri specializzati fa sì che i tempi di attesa si allunghino, con conseguenze che possono diventare fatali. Drunkoressia è un termine inventato da un gruppo di giornalisti del quotidiano statunitense New York Times.

Fonte
Sanità News ISS, 23 aprile 2012

 

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La vita sana in gioventù protegge il cuore

Per mantenere oltre i quarant'anni una buona salute dell'apparato cardiocircolatorio è importante aver avuto una gioventù sana, oltre alla necessaria attenzione all'alimentazione corretta e alla giusta attività fisica: questa la conclusione di uno studio della Northwestern University di Chicago. I ricercatori americani hanno studiato i dati di oltre vent'anni di Cardia (Coronary Artery Risk Development in Young Adults) study, dai quali è emerso che il rischio cardiovascolare diminuisce nelle persone che hanno avuto una giovinezza senza eccessi: massa corporea fra 18,5 e 25 (quella dei normopeso), alimentazione sana, attività fisica regolare, niente fumo, poco alcol. Il 60% di chi da giovane ha seguito uno stile di vita sano ha un basso profilo di rischio cardiovascolare, mentre solo meno del 5% di quelli che hanno avuto una gioventù non sana possono sperare in un rischio altrettanto basso. La Società Italiana di Cardiologia già da anni è impegnata fra i giovani e nelle scuole in campagne per la prevenzione; spiega Francesco Fedele, past president Sic e ordinario di Cardiologia presso La Sapienza – Università di Roma: «Condurre una vita sana fin da giovani fa diminuire i processi degenerativi del cuore; ci sarà meno colesterolo, pressione più bassa e meno placche aterosclerotiche. Sarà ridotta, in sostanza, l'incidenza dei fattori ambientali che, incrociata ai fattori genetici, porta alle malattie cardiovascolari. Anche se da giovani non si è condotta una vita sana, non è mai troppo tardi per iniziare, l'organismo ha grandi capacità di recupero; basta vedere quello che accade per il fumo: già un anno dopo avere smesso, si vedono i benefici nel sistema cardiovascolare». La ricerca statunitense è stata pubblicata su Circulation, la rivista dell'American Hearth Association.

Fonte
10 marzo 2012, ansa.it

 

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L'anoressia è contagiosa? Le ragazze italiane sono più a rischio

Le scelte alimentari delle ragazze sono influenzate dalla società e dalle tendenze della moda e della pubblicità; l'anoressia, quindi, può essere considerata come una ‘malattia socialmente trasmessa’. Il modello di forma fisica perfetta è quello legato all'immagine del ‘magro è bello’, e questo spinge le giovani all'anoressia, che arriva a colpire nel 90% dei casi le ragazze al di sotto dei 18 anni, in particolare le italiane: questa la conclusione di una ricerca della London School of Economics and Political Science (Lse) che sarà pubblicata sul giornale d'informazione Economica. La ricerca britannica è stata condotta in tutti i paesi europei su circa tremila giovani dai 15 ai 34 anni ed è stata presentata in concomitanza con le sfilate di moda di Parigi. L'indice di massa corporea (Bmi) delle giovanissime italiane è il più basso d'Europa (21,4), contro il 25,5 delle inglesi, il più alto: la diagnosi di anoressia viene fatta quando il Bmi è inferiore a 17,5. L'indice medio di massa corporea in Europa è di 25 e nella fascia di età fra i 15 e i 34 anni scende a 23, variando dal 25,98 della Gran Bretagna, il più alto, al più basso, della Francia, con 23,3. Secondo Joan Costa-Font, economista della Lse, bisognerebbe smettere di diffondere immagini di modelle e celebrità magrissime per ridurre in questo modo la pressione psicologica che viene esercitata soprattutto sulle donne, e in particolare sulle più giovani; Costa-Font ritiene infatti che la pressione sociale esercitata dalla forma fisica delle coetanee sia un fattore determinante per spiegare l'anoressia nervosa delle giovani e la percezione distorta che hanno del proprio corpo.

Fonte
6 marzo 2012, Sanità News

 

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I ragazzi sovrappeso consumano più sostanze illecite

L'Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa ha condotto una ricerca, coordinata da Sabrina Molinaro, dalla quale risulta che i ragazzi sovrappeso sono esposti a un maggiore rischio di consumare droghe e alcolici, rispetto ai ragazzi normopeso. I ricercatori hanno esaminato i dati che 33mila studenti dai 15 ai 19 anni hanno fornito rispondendo alle domande di questionari anonimi; considerando sostanze come cocaina, eroina, stimolanti, tranquillanti e allucinogeni, è risultato che i ragazzi sovrappeso ne consumano il doppio rispetto ai ragazzi di peso normale. Per il consumo di cannabis non emergono invece differenze, mentre per tabacco e alcolici le differenze fra giovani sovrappeso e normopeso sono minime ma sempre a svantaggio dei primi: ne fanno uso rispettivamente il 35% contro il 27% e il 17% contro il 14%). Dallo studio dei dati ambientali e personali dei ragazzi emerge che non è tanto l'eccesso di peso a indurre l'uso di sostanze illecite ma che le cause dei due fenomeni sono da ricercarsi negli stessi problemi: stima di sé, rapporti interpersonali, condizioni economiche, andamento scolastico. Gli autori della ricerca osservano: «Si sta affermando l'ipotesi che sovralimentazione e obesità siano una forma di dipendenza alternativa o aggiuntiva a quelle classiche». Lo studio è stato pubblicato dalla rivista scientifica PloS One.

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Mente e cervello, n. 87, marzo 2012

 

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Vaccinazione contro il papilloma virus: per l'Aifa anche ai maschi

Nel corso del convegno di Medicina della Riproduzione che si è tenuto nei giorni scorsi ad Abano Terme, il presidente dell'Aifa (Agenzia Italiana per il Farmaco), Sergio Pecorelli, ha fatto un intervento sulla vaccinazione contro il Papilloma virus umano: «L'esperienza di vaccinazione contro il Papilloma virus umano (Hpv) sui maschi italiani è modesta, nonostante il virus sia correlato a numerose patologie e non solo al cancro dell'utero, quindi sarebbe utile estendere la vaccinazione agli uomini, perché questo non è un problema di genere ma generalizzato. L'Hpv è responsabile al 100% del cancro al collo dell'utero ma anche di tumori dell'ano per l'88-94%, della vagina (64-91%), di condilomi genitali (80%), di tumori del pene (40%), della faringe (25%) e della cavità orale (10%)». Il vaccino quadrivalente è consigliato in Europa ai ragazzi fino ai 15 anni, ma, aggiunge Pecorelli: «Da noi, invece, la proposta vaccinale è attiva e gratuita per le sole ragazzine nel dodicesimo anno di vita». L'Università di Brescia ha promosso un progetto sperimentale per verificare l'adesione dei maschi alla vaccinazione contro l'Hpv; spiega Pecorelli: «Il progetto, avviato sulla fascia d'età 11-15 anni, ha dato buoni risultati, dimostrando l'attenzione verso questo problema anche da parte maschile». Il progetto bresciano è stato finanziato da privati e dalla Regione Lombardia.

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Sanità News , 27 febbraio 2012

 

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Anche gli spinelli sono un grave pericolo per la guida

L'alcol induce a una guida veloce e imprudente ma la marijuana rallenta i riflessi e limita le capacità motorie, e costituisce pertanto un pericolo altrettanto serio, che aumenta se si è fumato da poco: questa la conclusione di una ricerca della Dalhousie University di Halifax, in Canada. Questa ricerca è la prima che dimostra il legame fra l'uso di cannabis, anche non mischiata al alcol o ad altre sostanze, e gli incidenti stradali: il rischio di incidente raddoppia nel caso si sia fumata una canna entro le tre ore precedenti la guida, in particolare se l'età del guidatore è inferiore ai 35 anni. Gli studiosi canadesi hanno aggregato i dati relativi a quasi 50mila persone coinvolte in gravi incidenti, raccolti da nove studi precedenti, per verificare se il consumo della sola marijuana possa aumentare il rischio di incidenti stradali. Grazie alle autopsie eseguite sugli automobilisti deceduti alla guida, si è potuto stabilire da quanto tempo avevano assunto cannabis: una buona parte dei guidatori avevano fumato una canna nelle tre ore precedenti gli incidenti. La giovane età aggrava gli effetti della cannabis: dallo studio canadese risulta che al diminuire dell'età aumenta proporzionalmente la probabilità di incorrere in incidenti, forse anche per l'inesperienza alla guida e la conseguente mancanza di automatismi di difesa. L'aggravante della giovane età può essere dovuta anche al fatto che è fra le persone più giovani che si registra la maggiore incidenza di incidenti alla guida e che la combinazione dell'inesperienza con il rallentamento delle reazioni conseguente all'assunzione di marijuana può essere all'origine degli incidenti. Gli autori dello studio, che è stato pubblicato sul British Medical Journal, ritengono che “L'informazione può essere utilizzata per le campagne di sensibilizzazione contro il consumo di droga”. 

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corriere.it, 13 febbraio 2012

 

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Fertilità: esporsi al sole fa bene

Secondo una ricerca condotta dalla Medical University di Graz, in Austria, la luce solare favorirebbe la fertilità sia maschile che femminile, grazie all'amento dei livelli di vitamina D che provoca nell'organismo. La vitamina D è anche chiamata ‘la vitamina del sole’ perché garantisce l'80% del fabbisogno; l'esposizione al sole, quindi, ne provoca l'aumento e con esso la fertilità. La ricerca austriaca ha dimostrato che l'aumento di questa vitamina contribuisce e al bilanciamento degli ormoni sessuali femminili: i livelli di progesterone crescono del 13% e quelli di estrogeno del 21% favorendo la regolarità dell'ovulazione e la probabilità di concepire. La vitamina D favorisce anche l'aumento del livelli di testosterone e del numero di spermatozoi che, secondo la ricerca, arrivano al livello massimo in agosto e minimo in marzo, così come l'ovulazione, che arriva ai livelli minimi in inverno. La ricerca, che è stata condotta su circa 2.300 soggetti, è stata pubblicata sull' European Journal of Endocrinology.

Fonte
E Lerchbaum, BR Obermayer-Pietsch - Vitamin D and fertility-a systematic review. Eur J Endocrinol January 24, 2012

 

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Gli uomini più virili scelgono il sesso sicuro

Non è vero che fare sesso con il preservativo è una scelta più probabile per i ragazzi timidi e impacciati: una ricerca del dipartimento di Psicologia dell'University of Michigan ha dimostrato che sono invece i ragazzi più ricchi di testosterone, più sicuri di sé e più abituati ad avere rapporti sessuali, che sono favorevoli al sesso sicuro.
Gli studiosi americani hanno misurato il livello ormonale di circa 80 di giovani fra i 18 e i 20 anni attraverso il prelievo e l'esame della saliva, e li hanno successivamente intervistati: i ragazzi che avevano un elevato livello di testosterone e avevano rapporti sessuali frequenti, avevano anche meno resistenze a usare il preservativo, dimostrando così la propria attenzione a evitare gravidanze, a evitare malattie per sé e la compagna, e dimostrando anche di non temere eventuali critiche per l'eccessiva prudenza. Sari van Anders, che ha coordinato la ricerca, sottolinea che il coraggio non viene dimostrato dai ragazzi più virili con comportamenti imprudenti e poco rispettosi della partner, ma riuscendo a non farsi condizionare dal giudizio altrui e assumendosi il rischio di eventuali critiche, perché il testosterone è legato all'audacia, in questo caso, di scegliere il sesso sicuro, magari andando controcorrente.
I giovani spesso non usano il preservativo per una specie di rischio sociale costituito dalla paura di non apparire abbastanza sicuri di sé o di avere qualcosa da nascondere, come una malattia a trasmissione sessuale.

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corriere.it, 22 novembre 2011

 

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La convivialità fa bene, ma attenzione alle calorie

Mangiare in compagnia fa piacere a tutti e in particolare a bambini e adolescenti: lo conferma una meta analisi condotta dai ricercatori dell'University of Illinois, che hanno studiato i risultati di 17 ricerche che hanno coinvolto oltre 180mila ragazzi dai tre ai 17 anni, arrivando alla conclusione che è salutare, dal punto di vista nutrizionale, consumare i pasti con la propria famiglia.
Dei giovani presi in esame, quelli che mangiavano almeno tre volte alla settimana a casa hanno registrato probabilità di diventare sovrappeso più basse del 12% rispetto agli altri e rischiavano il 20% in meno di mangiare alimenti poco sani; il 35% di quelli che mangiavano a casa almeno cinque volte alla settimana avevano minori probabilità di soffrire di disturbi dell'alimentazione. Una conferma del vantaggio per i giovani, che vivano all'estero o in Italia, di consumare i pasti in famiglia, viene dalla psicologa Chiara Verzeletti, ricercatrice presso l'Università degli Studi di Padova, che spiega: «Nello studio multicentrico internazionale Hbsc (Health Behavior in School-aged Children), condotto anche in Veneto su oltre 6.500 adolescenti, abbiamo visto che la frequenza di pasti in famiglia è associata con abitudini alimentari più salutari, in particolare a un maggior consumo di frutta e verdura.
Dallo studio è anche emerso che è fondamentale proporre ai ragazzi regole adeguate all'età, non troppo permissive ma neppure troppo severe». Il rischio di mangiare in compagnia, soprattutto in occasione di feste, è quello di ingerire troppe calorie; i menu ricchi, tipici delle ricorrenze, possono essere accettabili solo se non sono frequenti e, sempre, bisogna fare attenzione a non esagerare e ad abbinare correttamente le portate, alternando piatti ‘pesanti’ ad altri più leggeri.

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corriere.it, 21 novembre 2011

 

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Per le donne tre volte più veloci i danni dell'alcol

Un team di studiosi dell'Università di Göteborg ha verificato che i danni che l'alcol provoca al sistema nervoso delle donne sono tre volte più rapidi che negli uomini. Nel corso dello studio, sono stati osservati due gruppi di persone: un gruppo di donne che ha bevuto 12 bottiglie di vino alla settimana per quattro anni e un gruppo di uomini che ha bevuto la stessa quantità di alcol ma nel corso di 12 anni. Il risultato è stato che il livello di serotonina (chiamato anche ‘ormone del buonumore’, è un neurotrasmettitore coinvolto nella regolazione dell'umore, nel controllo degli impulsi e in molti processi fisiologici) in quattro anni si era ridotto alla metà, nel cervello delle donne, mentre negli uomini lo stesso calo si è riscontrato dopo un tempo triplo: 12 anni. Lo studio svedese è stato coordinato da Kristina Berglund che osserva: «Abbiamo scoperto che il danno alle funzioni della serotonina era esattamente uguale tra uomini e donne; verificare che le funzioni della serotonina erano compromesse in individui con dipendenza dall'alcol non ci ha sorpreso. Ci ha stupiti invece constatare quanto le donne siano più vulnerabili degli uomini».
La ricerca è stata condotta dal dipartimento di Psicologia dell'Università svedese con la collaborazione di due ricercatori della Facoltà di Scienza della Salute.

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Sanità News, 9 novembre 2011

 

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Poca informazione sull'Hpv: solo il 7% delle donne sono vaccinate

Il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) ha presentato nei giorni scorsi a Roma una ricerca condotta su 3.500 donne fra i 18 e i 55 anni da cui emerge che solo il 7,2% delle donne fino ai 55 anni si è vaccinata contro l'Hpv, ma questo dato è molto variabile a causa delle differenze fra le fasce d'età e delle scelte nazionali e regionali sulla gratuità del vaccino per le ragazze di 11 anni.
Quattro donne su cinque ritengono insufficienti le informazioni che hanno a disposizione sul Papilloma virus umano (Hpv) e per questo chiedono chiarimenti; dalla ricerca emerge che l'80% delle donne intervistate sanno cos'è l'Hpv ma questo dato è variabile: sale infatti la percentuale fra le donne del Centro-Nord, fra quelle più istruite e fra quelle che hanno figlie nella fascia di età coinvolta nella campagne pubbliche di vaccinazione. I servizi vaccinali delle Asl sono stati la fonte principale d'informazione, al momento della convocazione per proporre la vaccinazione, per il 62% delle donne che hanno fatto vaccinare le figlie che avevano dai 10 ai 15 anni.
La gratuità della vaccinazione e la sua estensione anche alle ragazze più grandi è valutata positivamente dall'8 1% delle intervistate e per il 78% andrebbe estesa anche ai coetanei maschi. Fra le donne che sanno cosa sia l'Hpv, la quasi totalità (il 94%) sa che può portare a tumori come quello al collo dell'utero, e l'83% sa che può provocare altre patologie dell'apparato genitale; solo meno della metà di loro sa che è legato ai condilomi genitali e quasi il 70%, sbagliando, crede che non colpisca gli uomini ma esclusivamente le donne. Meno del 20% è al corrente del rischio di infettarsi anche con i rapporti protetti e infatti il 64% ritiene che ci si infetti solo attraverso un rapporto sessuale completo, senza preservativo.
I media sono la principale fonte d'informazione: il 30% circa delle donne sono aggiornate dai giornali o dalla televisione, mentre solo il 12% è aggiornata dai medici, in particolare dal ginecologo. Il direttore del dipartimento di prevenzione della Asl di Taranto e presidente designato della Siti (Società Italiana di Igiene – Medicina Preventiva e Sanità Pubblica), Michele Conversano, spiega: «Bisogna agire soprattutto a livello dei medici di medicina generale, perché spesso le pazienti sono ragazzine in un periodo delicato, dato che non sono più in cura dal pediatra che le visitava regolarmente e poteva fornire informazioni».

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Adnkronos, 3 novembre 2011

 

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A rischio il cervello degli adolescenti se dormono poco

Nature Reviews - Neuroscience ha pubblicato uno studio che dimostra che le sinapsi, le strutture che consentono la comunicazione fra neuroni e con le altre cellule, soffrono per la mancanza di sonno, soprattutto nel corso dell'adolescenza.
I ricercatori del Dipartimento di Psichiatria della School of Medicine and Public Health dell'University of Wisconsin-Madison, coordinati da Chiara Cirelli, sono arrivati a questa conclusione osservando in giovani topi, ai quali sono state ridotte le ore di sonno, la crescita e la ritrazione delle sinapsi, contando le spine dendritiche, strutture che si ramificano dai neuroni, in grado trasportare gli impulsi ad altre cellule cerebrali.
Spiega Cirelli: «La deprivazione di sonno, specialmente quando è cronica, può produrre conseguenze a lungo termine in termini di formazione dei circuiti cerebrali. Nel corso dell'adolescenza si assiste a un massiccio rimodellamento dei circuiti cerebrali, in cui molte nuove sinapsi vengono eliminate. Il tempo trascorso da svegli, soprattutto se continuativo, può influenzare il numero di sinapsi che si formano o che vengono eliminate nel cervello adolescente».

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Sanità News, 12 ottobre 2011

 

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Aifa: primo sì alla pillola dei 5 giorni dopo ma con test di gravidanza negativo

La Cts (Commissione Tecnico-Scientifica) dell'Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) ha dato il primo sì alla commercializzazione della pillola ellaOne (acetato di ulipristal) prodotto dalla Hra Pharma, un contraccettivo d'emergenza efficace fino a 120 ore dopo un rapporto a rischio, ma solo dopo che il test di gravidanza Beta Hcg avrà dato esito negativo; la pillola, infatti, non essendo un farmaco abortivo non può essere somministrata in caso di gravidanza accertata.
Il Consiglio di Amministrazione dell'Aifa dovrà ora ratificare il parere positivo della Commissione, prima che possa essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Al fine di monitorare gli esiti delle gravidanze delle donne che hanno assunto la pillola ellaOne, l'Ema (Agenzia Europea dei Medicinali) ha richiesto alla Hra Pharma di compilarne un registro, come avviene già in tutti gli altri paesi in cui il farmaco è commercializzato. ellaOne potrebbe essere messo in vendita, solo dietro presentazione di ricetta medica, entro 30-40 giorni.

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Sanità News, 12 ottobre 2011
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Nelle ansie della coppia un aiuto dal medico

In Italia sono state recentemente condotte da Astra Ricerche, per la multinazionale farmaceutica Eli Lilly, due ricerche sul rapporto degli Italiani con il sesso e i problemi di coppia; il campione era rappresentativo della popolazione fra i 30 e i 60 anni.
L'uomo è centrale nelle ricerche sulla sessuologia, soprattutto per le sue disfunzioni o per le ansie di cui è causa, ma è la donna che, in caso di problemi, spinge per rivolgersi agli specialisti che possono risolverli, e sono i giovani che chiedono aiuto, appena si presentano i problemi.
Nella ricerca, dal titolo esplicativo Gli Italiani, i rapporti sessuali e la disfunzione erettile, si evidenzia l'importanza data dagli intervistati all'assenza di ansia durante il rapporto (salita all'80% dal 58% di due anni fa) e al valore della spontaneità nell'incontro (62%), della passione (58%), del piacere di non avere fretta (52%), tutti valori che vengono solitamente sottolineati e raccomandati dai sessuologi.
La felicità di coppia, secondo le risposte date alla ricerca, si raggiunge quando l'atto amoroso non è solo fisicità ma le si affiancano il sentimento, la reciprocità, la serenità; le risposte sono le stesse della ricerca del 2008, e confermano che il sesso trasgressivo veicolato dai mass media non è poi così apprezzato. Gli intervistati parlano frequentemente di rapprti sessuali insieme a parole come ‘allegria, felicità, attenzione, curiosità’ mentre solo una percentuale che va dall'1% al 3% si riferisce al sesso con parole come ‘stanchezza, ribrezzo, schifo’; oltre la metà (il 58%) ritiene che l'origine dei problemi sessuali sia psicologica e che sia quindi importante rivolgersi allo specialista, in caso di necessità.
In caso di necessità è anche accettato l'aiuto del farmaco per superare il problema, ma solo il sotto controllo del medico.

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repubblica.it, 27 settembre 2011

 

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Obesità nell'adolescenza: il sonno influenza glucosio e insulina

Secondo una ricerca del Children's Hospital di Philadelphia, pubblicata su Diabetes Care, un giusto riposo notturno può aiutare a prevenire il diabete di tipo 2 negli adolescenti obesi. Durante la ricerca, coordinata da Dorit Koren, 62 giovani obesi sono stati controllati di frequente con test di tolleranza al glucosio per via endovenosa e con test orali, e sottoposti a misure antropometriche e polisonnografia notturna, con il risultato che quando dormivano poco i livelli di insulina diminuivano e, quando dormivano troppo o troppo poco, i livelli di glucosio aumentavano; livelli ottimali di insulina e glucosio sono stati registrati nel sangue dei ragazzi che dormivano fra le sette ore e mezzo e le otto ore e mezzo.

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Sanità News, 22 settembre 2011

 

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Status sociale e istruzione condizionano la scelta dei contraccettivi

Una ricerca della North Dakota State University ha dimostrato che la scelta del sistema contraccettivo è condizionato dallo status economico e sociale e dal livello di istruzione; lo studio si è svolto elaborando le risposte date alle 20 domande contenute in un questionario distribuito a persone che facevano uso di contraccettivi. Scopo della ricerca era raccogliere le convinzioni errate riguardanti l'utilizzo degli anticoncezionali e le eventuali discrepanze fra l'efficacia del contraccettivo e il suo corretto utilizzo. L'analisi delle risposte ha rivelato che la scelta del sistema contraccettivo dipende in genere dalla prescrizione del medico e dall'efficacia attribuita al contraccettivo scelto ma più si abbassa il livello sociale delle persone, più cresce l'importanza il costo e diminuisce la preoccupazione per la sicurezza del metodo e per gli effetti collaterali che può provocare; più si sale nella scala sociale più aumenta l'interesse per la comodità di utilizzo. Il 92% degli intervistati riconosce l'utilità del contraccettivo utilizzato in passato per evitare le gravidanze ma solo il 76% ha fiducia che lo stesso metodo possa ancora essere efficace: il 76% è stato soddisfatto del contraccettivo usato ma con discrepanze fra esperienze e aspettative. Lo studio è stato coordinato dalla ricercatrice Wendy Brown.

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13 settembre, Brown W, Ottney A, Nguyen S. Breaking the barrier: the Health Belief Model and patient perceptions regarding contraception. Contraception 2011; 83 (5): 453-8

 

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Se Sso è Meglio! I problemi della sessualità e dell'affettività dei giovani

Nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, nel corso della tavola rotonda Affettività e sessualità nell'adolescenza, organizzata dall'Istituto di Ortofonologia (Ido) di Roma con la Società Italiana di Medicina dell'Adolescenza (Sima), il 20 settembre sarà presentata Se Sso è Meglio! una rubrica online di approfondimento sulla sessualità degli adolescenti. Alla tavola rotonda presenzieranno fra gli altri, Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù, e Federico Bianchi di Castelbarco, direttore dell'Ido. La rubrica Se Sso è Meglio! si trova sul portale diregiovani.it ed è curata da esperti medici e psicologi; si propone di costituire uno spazio che aiuti a chiarire la confusione dei ragazzi sul tema della sessualità e del suo legame con l'affettività, offrendo risposte alle loro domande e conforto alle loro paure. Secondo una ricerca condotta da psicoterapeuti dell'Ido su oltre 1.600 giovani delle scuole medie e superiori, gli adolescenti italiani vivono un crescente distacco della sessualità dall'affettività: il 70% dei giovani ritiene infatti che non sia necessario l'innamoramento per avere rapporti sessuali; inoltre, l'85% di loro preferisce parlare di amicizia e non di amore e la metà si è innamorato una volta sola. Se Sso è Meglio! è il risultato del lavoro svolto dallo sportello online Chiedilo agli esperti, attivo da quattro anni su diregiovani.it.

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Ufficio stampa IFO Istituto di Ortofonologia, 13 settembre 2011

 

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Il fumo fa male alle donne cinque volte di più che agli uomini

L'Unione Europea ha finanziato una ricerca sui danni del fumo che è stata condotta su oltre tremila persone (circa 1900 donne e circa 1700 uomini) di Finlandia, Francia, Italia, Paesi Bassi e Svezia, coordinata da Elena Tremoli, del Dipartimento di Scienze Farmacologiche dell'Università di Milano. L'ispessimento delle pareti della carotide è indice del livello di arteriosclerosi del sistema vascolare ed è influenzato dal fumo nello stesso modo nelle donne e negli uomini: i ricercatori, misurandolo, hanno riscontrato che la progressione dell'arteriosclerosi, a causa del fumo, nelle donne è cinque volte più rapida che negli uomini, a parità di età, pressione arteriosa, obesità, classe sociale. Spiega Tremoli: «La maggiore nocività delle sigarette per il cuore delle donne è una scoperta particolarmente importante, in relazione all'ormai accertato fallimento sul sesso femminile delle campagne informative fatte negli ultimi anni per diminuire il numero dei fumatori. È noto che le donne sino alla menopausa sono protette dalle malattie cardiovascolari e che le donne stesse pensano di essere meno vulnerabili ai fattori più dannosi per le arterie come ipertensione, colesterolo alto, alimentazione grassa e fumo. Per quest'ultimo, abbiamo scoperto essere vero il contrario». Le donne ormai fumano quasi quanto gli uomini e manifestano maggiori resistenze a smettere: lo rivela il Rapporto annuale sul fumo, stilato dall'Osservatorio Fumo, Alcol e Droghe dell'Istituto Superiore di Sanità. In Italia le donne che fumano sono il 19,7% della popolazione, gli uomini il 23,9%; le donne che hanno smesso di fumare sono il 9,8% delle fumatrici, la percentuale degli uomini che hanno smesso è il 15,7% dei fumatori, quasi il doppio. Elena Tremoli ha presentato la ricerca a Parigi, al Congresso della Società Europea di Cardiologia dove è stata presentata un'altra ricerca italiana che rivela che l'alcol associato al fumo aumenta i danni per le donne, che vivono più a lungo degli uomini ma in condizioni peggiori. A Parigi sono state inoltre presentate ricerche che confermano l'effetto protettivo del cacao: la revisione di sette lavori, per un totale di oltre 100mila soggetti coinvolti, cardiopatici e sani, ha dimostrato che sono sufficienti 7,5 grammi al giorno di cioccolato fondente, il peso di un cioccolatino, per registrare una riduzione del rischio di infarto del 37% e di ictus del 29%. Un altro studio, condotto su oltre 18mila soggetti, dimostra che l'apixaban, un nuovo anticoagulante, ha ridotto sensibilmente i casi di ictus in soggetti con fibrillazione atriale, l'aritmia cardiaca asintomatica che frequentemente provoca danno vascolare al cervello.

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repubblica.it , 29 agosto 2011

 

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Il cellulare non ha effetti negativi sul cervello dei ragazzi

La diffusione dell'uso del telefonino fra persone sempre più giovani non provoca l'aumento dell'incidenza del cancro al cervello: questa la conclusione di uno studio svizzero pubblicato nei giorni scorsi sul Journal of the National Cancer Institute. È la prima volta che una ricerca affronta il problema delle eventuali conseguenze dell'uso del cellulare su adolescenti e bambini, il cui sistema nervoso è ancora in formazione; si riteneva finora che i segnali di radiofrequenza dei telefonini potessero aumentare, soprattutto nei bambini, il rischio di tumori cerebrali a causa delle ridotte dimensioni del loro cranio. I ricercatori del Swiss Tropical and Public Health Institute di Basilea, fra il 2004 e il 2008 hanno studiato ragazzi dai sette ai 19 anni di Svizzera, Danimarca, Norvegia e Svezia; 646 erano sani e 352 avevano un tumore al cervello. Fra i giovani che avevano parlato al cellulare più di 20 volte, è risultata minima la differenza la fra quelli malati di cancro e il campione di controllo: ne facevano uso il 75,3% dei primi e il 72,1% dei secondi; utilizzavano il telefonino nello stesso modo, per tempo e frequenza, il 55% dei malati e il 51% dei sani. I ricercatori, quindi, dai dati forniti dallo studio non hanno rilevato una maggiore probabilità di cancro fra i giovani che erano stati più a lungo e più spesso al cellulare. Martin Röösli l'autore della ricerca, commenta, osservando i risultati: «Poiché nella maggior parte delle nostre analisi non è stata individuata una relazione chiara fra esposizione e risposta, le evidenze disponibili non supportano un'associazione causale fra l'uso del cellulare e i tumori del cervello». Sulla stessa rivista, due ricercatori americani, John D. Boice e Robert E. Tarone dell'International Epidemiology Institute di Rockville, in Maryland, e della Vanderbilt University di Nashville, in Tennessee, in un editoriale si complimentano con i colleghi svizzeri per aver condotto una ricerca in un campo nuovo ma raccomandano però attenzione all'andamento dell'incidenza dei tumori al cervello, alla luce dell'incremento costante dell'uso del telefonino in tutto il mondo e raccomandano anche l'uso di auricolari e vivavoce per allontanare il cellulare dalla testa.

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Adnkronos, 27 luglio 2011

 

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In aumento le allergie da tatuaggi: raddoppiate in cinque anni

Le reazioni allergiche ai tatuaggi sono provocate da cromo, nichel e cobalto, che sono contenuti nel blu, nel rosso e nel verde; anche i tatuaggi temporanei a base di henné possono essere causa di reazioni allergiche perché contengono anche un colorante utilizzato per le tinture dei capelli: la parafenilendiamina. L'Istituto Superiore di Sanità e l'Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma hanno condotto una ricerca sui prodotti utilizzati in Italia per i tatuaggi da cui è emerso che negli ultimi cinque anni sono raddoppiate le reazioni allergiche. Il direttore dell'Unità Operativa di Dermatologia e Allergologia del San Gallicano, Antonio Cristaudo, spiega: «Tutti gli inchiostri commercializzati contengono concentrazioni mediane molto elevate di cromo e nichel, mentre il cobalto è presente in concentrazioni più basse».

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Sanità News, 7 luglio 2011

 

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I medici americani contro i ritocchi fotografici

Secondo l'American Medical Association l'uso ormai diffuso, sui giornali e non solo, dei ritocchi fotografici può esercitare un'influenza negativa su bambini e adolescenti e sulle persone insicure o psicologicamente fragili. Programmi come Photoshop possono abbellire e cancellare i difetti e giornali e riviste ne fanno grande uso per migliorare l'immagine di modelle e star; ormai però ci sono programmi anche per il computer di casa e per il telefonino. Questa diffusione ha spinto l'associazione dei medici americani, che è una delle più grandi del mondo, a lanciare l'allarme: “…Queste alterazioni contribuiscono a creare aspettative non realistiche sull'appropriatezza dell'immagine del nostro corpo, specialmente fra i bambini e gli adolescenti più impressionabili…”; per questo i medici americani stanno studiando la possibilità di una regolamentazione per le agenzie di pubblicità e i fotografi, cominciando con una campagna di sensibilizzazione. Anche in Europa le false promesse del ritocco fotografico sono oggetto di discussione, magari applicando sotto le foto l'avvertenza che le immagini sono state ritoccate.

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repubblica.it , 29 giugno 2011

 

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In aumento le malattie sessualmente trasmesse in Italia e in Europa

L'Ecdc (European Center for Diseases Control) ha pubblicato il primo rapporto annuale che segnala il preoccupante aumento delle malattie a trasmissione sessuale registrato negli ultimi dieci anni: l'incidenza della clamidia è più che raddoppiata (da 143 a 332 casi ogni 100mila abitanti); 344mila i casi concentrati soprattutto in Gran Bretagna, Svezia, Norvegia e Danimarca. Le donne sono più a rischio con il 60% dei casi insieme ai giovani dai 15 ai 24 anni che registrano  il 75% dei casi. Il rapporto ha monitorato anche altre infezioni: la sifilide (che aumenta in modo più contenuto), la gonorrea e il linfogranuloma venereo (entrambi in lieve calo) ma, come sottolinea Marc Sprenger, direttore dell'Ecdc: «I numeri in realtà sono sicuramente più alti per tutte queste patologie perché non tutti i casi sono riportati correttamente dalle autorità dei vari paesi». In Italia sono presenti queste infezioni anche se in percentuali più basse, ma pochi mesi fa l'Associazione Microbiologi Clinici ha lanciato l'allarme per la possibile crescita esponenziale di queste malattie nel nostro paese. Il 33% delle malattie sessuali in Italia è rappresentato dai condilomi; gonorrea e sifilide sono in diminuzione. Il direttore del Coa (Centro Operativo Aids) dell'Istituto Superiore di Sanità, Barbara Suligoi, spiega: ««La clamidia è anche in Italia fra le infezioni batteriche sessualmente trasmissibili la più diffusa, e i dati della Sorveglianza sentinella basata su 13 laboratori di microbiologia segnalano un andamento annuale in costante aumento. D'altra parte bisogna sottolineare che la sorveglianza dell'Ecdc non prende in esame altre infezioni sessualmente trasmissibili numericamente significative come la condilomatosi e l'herpes genitale, la cui presenza in tutti i paesi dell'Europa occidentale è molto più alta della clamidia». Molte sono le malattie trasmesse attraverso i rapporti sessuali: Aids, sifilide, gonorrea, le infezioni da papilloma virus (Hpv), da herpes genitale, le epatiti virali (A, B, C); alcune provocano perdite di muco o ulcere, altre non manifestano sintomi. Suligoi precisa: «Gli uomini sono più a rischio per gonorrea e sifilide mentre le donne lo sono di più solo per la clamidia, probabilmente perché le donne sono testate più spesso degli uomini per questo microrganismo che se trascurato può portare gravi complicanze, fino alla sterilità». Il presidente della Sigo (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia), Giorgio Vittori, conferma: «Nei giovani la consapevolezza è bassa ma lo è anche nella scuola, nelle famiglie e nella società in generale, con il risultato che stiamo tornando ai livelli di 50 anni fa; è invece importante sapere che queste infezioni, anche quando sono asintomatiche o comunque non troppo forti, possono portare anche all'infertilità delle donne. E capita spesso che ci si accorga di essere stati contagiati solo quando si cerca di avere un figlio». Barbara Suligoi raccomanda: «La prevenzione sta nel conoscere e quindi riconoscere i sintomi delle diverse malattie sessualmente trasmissibili; non bisogna trascurare gli strani sintomi a livello genitale ma rivolgersi immediatamente al medico di famiglia o allo specialista per curare subito il paziente e il partner. Bisogna usare il preservativo in tutti i rapporti occasionali o con partner non stabili ed effettuare il test Hiv in caso di diagnosi di malattia sessualmente trasmissibile perché in presenza di infezione sessuale è elevato il rischio di acquisire l'Hiv».

Fonte
repubblica.it ,16 giugno 2011

 

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Contraccezione d'emergenza: un documento per chiarire

Position paper sulla contraccezione d'emergenza per via orale: questo il titolo del documento che la Società Italiana della Contraccezione (Sic) e la Società Medica Italiana per la Contraccezione (Smic) hanno messo a punto per medici italiani; il documento ribadisce che la pillola del giorno dopo è da considerare contraccezione d'emergenza e non abortivo, perché non danneggia l'eventuale gravidanza in atto ma blocca l'ovulazione, impedendo così la fertilizzazione. Il documento informa, fra l'altro, sui tempi e le modalità di prescrizione della ‘pillola del giorno dopo’, sui meccanismi in base ai quali agisce e le circostanze che la rendono indicata; una parte rilevante del documento è dedicata agli aspetti medico-legali della prescrizione del farmaco, soprattutto alle minorenni, all'obiezione di coscienza, che consente al medico di non prescrivere la pillola del giorno dopo, ma ricorda anche il vincolo dello stesso medico a informare tempestivamente la donna su dove le sia possibile reperire la ricetta per il farmaco. Carmine Nappi, presidente della Sic, spiega: «Attraverso questo ‘Position paper’ le nostre società si propongono di fare chiarezza, per quanto possibile, in un campo che presenta numerosi aspetti controversi, sia dal punto di vista scientifico che da quello medico-legale». Il documento sottolinea che ˝La contraccezione d'emergenza non deve mai sostituire le metodiche contraccettive primarie…„ ma costituisce un importante strumento per prevenire il ricorso all'aborto, a cui le donne ricorrono sempre meno ma non nella fascia fra i 15 e i 19 anni, in cui la diminuzione è minore. Questo vademecum sarà seguito, in autunno, da una capillare campagna che con un opuscolo informerà le donne sui diversi metodi di contraccezione.

Fonte
Repubblica Salute, 14 giugno 2011

 

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La cannabis prima dei 15 anni danneggia il cervello

Dall'Università di San Paolo del Brasile arriva la notizia che fumare cannabis prima dei 15 anni compromette la funzionalità del cervello in modo più grave rispetto ai danni provocati in chi inizia in età più avanzata: dai test sono emerse minori capacità dei controllare gli impulsi, difficoltà di concentrazione e nell'eseguire i compiti. Maria Fontes, che ha coordinato la ricerca, spiega: «L'adolescenza è una fase in cui il cervello sembra essere particolarmente vulnerabile agli effetti neurotossici della cannabis perché prima dei 15 anni è ancora in fase di sviluppo e di maturazione e quindi l'effetto della droga può rivelarsi ancora più dannoso». La ricerca è stata pubblicata sulla rivista British Journal of Psychiatry.

Fonte
Sanità News, 2 giugno 2011

 

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Smettere di fumare fa bene anche al colesterolo buono

Nel 36% dei circa mille fumatori (in media 20 sigarette al giorno) che sono riusciti a smettere di fumare è stato verificato già entro un anno un netto miglioramento dei valori del colesterolo nel sangue: questo il risultato di una ricerca condotta dall'Università del Wisconsin. Il colesterolo ‘cattivo’, Ldl, non è variato ma è aumentato quello ‘buono’, trasportato dalle particelle Hdl (che hanno il compito di trasportare il colesterolo nel circolo sanguigno fino al fegato per impedirne il ristagno nelle arterie). Secondo il coordinatore della ricerca, Adam. D. Gepner: «I risultati non sono stati condizionati né dal numero di sigarette fumate né dai sistemi usati per smettere. Con il tempo, l'aumento del colesterolo Hdl potrebbe portare a una riduzione del rischio cardiovascolare perché precedenti studi hanno già dimostrato che un incremento di 1mg/dl può ridurre del 2-3% in dieci anni del rischio di infarto o ictus». Pier Mannuccio Mannucci, direttore del Dipartimento di Medicina Interna del Policlinico di Milano aggiunge: «Il fumo è per il cuore uno dei fattori più potenti di rischio, quindi è sempre meglio smettere di fumare anche se si ingrassa un po'. Oggi abbiamo a disposizione farmaci molto potenti per ridurre il colesterolo cattivo ma nulla che incida altrettanto significativamente su quello buono. I valori del colesterolo Hdl non è facile aumentarli perché sono generalmente piuttosto stabili». Ancora non si sa quale sia il legame fra fumo e colesterolo ma è importante sapere che si possono aumentare i valori di quello buono smettendo di fumare.

Fonte
corriere.it , 28 aprile 2011